Elettore: vaso da riempire o fiaccola accesa? Il libero arbitrio dell’individuo resiste al presunto strapotere dei media

SIAMO IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE, SONO IN ARRIVO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN IMPORTANTI REGIONI ITALIANE.
E ALLORA CI SEMBRA OPPORTUNO PROPORVI SUL NOSTRO SITO LA TESINA SCRITTA DA DUE BRAVE STUDENTESSE CIRCA 10 ANNI FA’, SULL’ARGOMENTO DI GRANDE ATTUALITA’.
CAMBIANO CONTESTI E ATTORI PROTAGONISTI, MA RESTANO SEMPRE VALIDI GLI SPUNTI DI RIFLESSIONE CHE IL LAVORO CI PROPONE.

Vincitori, vinti, scontenti, delusi, soddisfatti e non rimborsabili, le recenti elezioni europee ed amministrative hanno visto sfilare tutti, ma proprio tutti! “Signori” e “signorine” del mondo politico continuano a dominare la scena e a renderci omaggio della loro presenza nei salotti buoni della tv, nei talk e nei tg . Ma il protagonista indiscusso di questo post elezioni è solo ed unicamente lui “Il Signor Astensionismo”.

Già in altre occasioni ha fatto la sua comparsa, talvolta richiamato a gran voce da chi necessitava della sua presenza per raggiungere i risultati sperati, altre volte non invitato come un’ospite indesiderato di cui si può fare volentieri a meno.

Se nel 2004 la percentuale di consensi da lui ottenuta fu del 35% , il 2009 è stato un anno ancora più favorevole (40% circa gli astenuti), il che  significa che un italiano su 3 non ha votato (3 milioni di voti persi per il Pdl e 4 milioni per il Pd).

Ma come noi figli del tubo catodico e nipoti del plasma non più “plasmati” dalla nostra cara tv balia? Cosa è successo? Abbiamo or dunque riacquistato il senno? Ci siamo forse riappropriati del nostro libero arbitrio?

A dispetto di una campagna elettorale martellante e pervasiva (come le altre peraltro!), l’elettore chiamato costantemente a recarsi alle urne, ha deciso di astenersi dal voto, manifestando così la sua disaffezione nei confronti del sistema politico.

Pd e Pdl , i due grandi partiti del Paese si sono mobilitati per scongiurare l’astensione di parte dei rispettivi elettorati. “Non si capisce cosa c’è in gioco, non è il momento del voto di protesta. Capisco la delusione ma non e’ il momento di astenersi” ha ribadito più volte il leader del Pd Dario Franceschini. Gli fa eco Fabrizio Cicchitto del Pdl  che ha chiesto all’elettorato di “battere l’assenteismo nella consapevolezza che questa manovra di destabilizzazione possa essere respinta soprattutto con il concorso attivo della grande maggioranza del popolo italiano che è con Berlusconi”. L’ipotesi di un elevato astensionismo è stata ventilata anche dal governatore della Regione Lazio, Piero Marazzo che prima delle elezioni ha dichiarato: ”L’astensionismo alle prossime elezioni europee e’ un rischio. Dobbiamo però evitare che questo accada. Molti dei destini dei territori sono nelle mani del Parlamento europeo. Invitiamo i cittadini a votare, insegniamo che il destino e’ sempre nelle loro mani. Mai abbandonarlo agli altri”.

Le affermazioni sopra riportate dimostrano il tentativo da parte di ambo le parti di dissuadere gli elettori dalla scelta astensionista, controproducente per entrambi gli schieramenti.

La stracopertura mediatica dei leader di maggioranza e opposizione sembra però non aver portato ai risultati che ci si era prefissati, l’alta percentuale di astenuti ne è la riprova.

Quanto è stato appena detto va a centrare uno dei punti fondamentali della Teoria Della Tecnica Sociale dell’Informazione, ovvero che il Soggetto Recettore non è passivo e facilmente condizionabile, non un burattino insomma, ma al contrario un Soggetto che dimostra di avere pari dignità rispetto al Soggetto Promotore e dotato delle sue stesse facoltà opinanti.

A questo punto, si potrebbe obiettare che esiste una forma di “astensionismo passivo”, che si traduce semplicemente nella totale indifferenza e nel completo disinteresse nei confronti della politica. Al centro della nostra trattazione sta invece una forma di  astensionismo  cosiddetto “ attivo” per cui il Soggetto Recettore, consapevole dei suoi mezzi, diventa a sua volta Soggetto Promotore di un messaggio politico, che non potrà lasciare indifferenti i Soggetti Recettori (mondo politico) cui si rivolge.

Un simile messaggio politico, benché espresso da una parte dell’elettorato, questo è bene precisarlo, è risultato significativo e decisivo nel determinare l’esito finale di questa consultazione elettorale. In virtù della  sua importanza non può essere trascurato, ma va considerato per poi diventare oggetto di una profonda riflessione e revisione politica.

Facciamo ora un passo indietro e ritorniamo al discorso relativo alla pervasività e all’influenza dei mezzi di comunicazione.

Quanto detto finora sembrerebbe dunque smentire tutte quelle teorie che tra gli anni ‘50 e gli anni’60  hanno fatto degli effetti illimitati dei media e del loro potere persuasorio il loro credo.

Tra queste citiamo la cosiddetta “teoria della cospirazione” elaborata da Adorno, Horkheimer e Marcuse , esponenti della Scuola di Francoforte. I tre autori sono noti per le loro aspre critiche al sistema dei mass media, una vera “industria culturale” – come la definivano – che manipolerebbe l’individuo per integrarlo in un sistema di produzione oppressivo.

L’idea che muove Adorno è che i mezzi di comunicazione di massa fanno introiettare all’individuo il sistema esistente e i valori o i disvalori della società. Al fondo di questa critica c’è un presupposto ben preciso e cioè che i mass-media non sono qualcosa di neutro, non sono meri contenitori che possono essere riempiti con i contenuti più vari. Per Adorno i mezzi di comunicazione di massa sono essi stessi ideologia  perché il loro compito precipuo è quello di diffondere un’immagine del mondo che sia accettabile da tutti, è quello di sviluppare linguaggi uniformi e standardizzati che vadano bene per tutti e che quindi,  inevitabilmente contribuiscono a un conformismo generale.

Adorno fa l’esempio della pubblicità, cui ha dedicato  numerosi   saggi importanti di analisi sociologica, perché nella pubblicità ha visto il tipico strumento di manipolazione delle coscienze: la pubblicità sembra qualcosa di innocente, ma in realtà è uno strumento di seduzione, manipolazione e di addomesticamento degli individui. La pubblicità, nonostante la sua forma seducente, è uno strumento diabolico per manipolare la coscienza individuale, per trasformare gli uomini in robot, in manichini, in qualcosa che possa servire agli scopi del sistema sociale . Quindi l’individuo risulterebbe in questo senso, un essere inerme in  balia del potere mediatico; in realtà la pubblicità, soprattutto oggi, deve confrontarsi con un utente-consumatore tutt’altro che  sprovveduto, ma anzi sempre più critico e partecipe nella fruizione e ricezione del messaggio che gli viene proposto.

Secondo Marcuse invece, i mass media non permetterebbero l’indipendenza del pensiero, l’autonomia e il diritto all’opposizione politica e priverebbero l’uomo della funzione critica .

Abbiamo già notato come  media quali giornali, tv e internet risultino dei soggetti cooperanti e non la causa principale e decisiva nel processo di formazione dell’opinione dell’elettore.

A tal proposito possiamo citare la teoria del “flusso a due fasi della comunicazione” di Lazarsfeld, Berelson e Gaudet, che prende le distanze, in maniera netta, dalla teoria ipodermica[1]. Secondo la teoria dei tre autori, la risposta ai messaggi veicolati dai media non è diretta e immediata, ma mediata e influenzata dalle relazioni sociali. Cosa ancor più importante gli individui non sono tutti uguali di fronte alle campagne mediali, ma hanno differenti ruoli nei processi comunicativi.

Diversi sono gli elementi che condizionano e orientano gli elettori nelle loro scelte di voto. La scelta finale dell’elettore, anche quella di non votare, rappresenta il prodotto di un processo decisionale in cui si inseriscono numerosi fattori che influenzano la preferenza o l’astinenza finale. Tra questi troviamo:
– caratteri sociali ed economici durevoli
– identificazioni partitiche di lungo periodo
– predisposizione in materia di politiche
– preferenze relative a temi di politiche correnti
– percezioni delle condizioni attuali del paese o personali
– valutazione retrospettiva dell’amministrazione in carica e dei suoi risultati
– valutazione delle qualità personali dei candidati
– valutazioni prospettive della potenziale efficacia futura dei candidati e dei partiti.

Analizziamo, ad esempio, il fattore relativo alle percezioni delle condizioni attuali del paese o personali. Sappiamo che la campagna elettorale appena trascorsa, è stata segnata da numerose interviste rilasciate dal premier Silvio Berlusconi, che spesso assumevano più la forma di messaggi autogestiti. In una maxi-intervista rilasciata a “Porta a porta”, il presidente del consiglio ha sostenuto: “Oggi non c’è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C’è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto”.

Questo passaggio dell’intervista potrebbe rispondere a verità per tutti coloro che non si trovino a vivere la condizione di precari, coloro invece che fanno i conti con questa realtà hanno una percezione ben diversa di una simile affermazione e tale percezione influirà nella loro scelta di voto più dell’onnipresenza di un qualsiasi leader politico in una qualche trasmissione televisiva.

In definitiva, vediamo come variabili quali il contesto, l’ambiente, la condizione socio-economica e le relazioni sociali concorrano in misura determinante a delineare e definire le scelte di voto dell’individuo. A dimostrazione del fatto che il libero arbitrio resiste al presunto strapotere dei media.

Corso di Laurea in Editoria, Media e Giornalismo                                                                 Anno Accademico 2008/2009           Corso di Tecniche di Relazione, Prof.Ragnetti.                Emilia Secci e Valentina Altavilla

[1] Teoria Ipodermica si caratterizza per una relazione diretta e univoca che lega lo stimolo alla risposta. I postulati sui quali si fonda sono principalmente quattro: il pubblico è una massa indifferenziata, i messaggi veicolati dai media sono potenti fattori di persuasione, gli individui sono indifesi rispetto al potere dei media, i messaggi sono ricevuti da tutti i membri alla stesso modo.

La pubblicità ci condiziona. (?)

ISTITUTO DI COMUNICAZIONE “FRANCESCO FATTORELLO” – ROMA

Tesina per lo “scambio culturale” di fine corso a cura di Lidia Avella

La pubblicità ci condiziona. (?)

Ogni giorno siamo bombardati da una infinità di messaggi pubblicitari. Per strada, sui mezzi di trasporto, su cartelloni giganti, sui giornali e sulle riviste, in televisione e alla radio.
Insomma oggi, alla pubblicità non possiamo proprio sfuggire. Ci segue in ogni momento e diventa parte della nostra vita. Una parte ogni giorno più invadente.

Canticchiamo i jingle dei vari spot, o addirittura battute e gag pubblicitarie entrano a far parte del nostro linguaggio quotidiano.
E la pubblicità, a volte, arriva fino a diventare una ossessione.

Insinua nella testa di chi la guarda una attrazione ossessiva verso il prodotto che presenta. Un prodotto descritto nei minimi dettagli, esaltato, reso emozionante, e soprattutto un prodotto che permetterà a chi lo acquista di essere esattamente ciò che vuole essere. Infatti la pubblicità vuole attirarti verso gli articoli che propone e convincerti a comprarli rappresentando tutte le persone che ne sono in possesso felicissime, piene di amici e di avventure, decise e realizzate, glamour e moderne…

E con questo pensiero ti assilla, ti tormenta, e non riesci più a staccarti dalla voglia di avere quell’oggetto!

La pubblicità, dunque, ti condiziona, ti fa credere vero ciò che non lo è, ti fa pensare e desiderare cose che normalmente né penseresti né desidereresti, ti fa voler essere una persona che in realtà non vuoi essere, ti porta a comprare cose di cui non hai bisogno e che probabilmente non vuoi nemmeno.

E oggi lo fa in maniera sempre più subdola. Infatti hanno trasformato molti dei semplici spot pubblicitari in veri e propri film, a volte addirittura a puntate. Li realizzano alla perfezione in modo che nemmeno sembri più pubblicità e possano farcire meglio e più facilmente il nostro cervello di concetti assurdi. La pubblicità fa nascere in noi delle insicurezze che riusciamo a colmare solo acquistando i prodotti che ci vengono propinati.

La cosa più grave è che non possiamo farci nulla.
Siamo costretti a subire degli attacchi sempre più sfacciati. E anche i più scettici alla fine cedono, e si abbandonano all’acquisto di prodotti venduti come se valessero oro e che daranno loro la sicurezza di raggiungere un certo status, che sia di famiglia felice o di giovane single attraente.

La Verità. FINALMENTE!

Cancellate tutto quello che finora è stato detto. Cancellate tutto quello che finora hanno voluto farvi credere. E lasciate spazio alla verità.
Anche io prima ero come voi. Mi ero lasciata convincere che qualcuno fosse capace di influenzarmi, condizionarmi, convincermi, fosse capace di farmi scegliere.
Poi ho incontrato una teoria che mi ha aperto gli occhi. E mi ha fatto vedere e capire qualcosa di così evidente che ancora mi chiedo “Ma come ho fatto a non capirlo prima?”

La Tecnica sociale dell’informazione

La teoria della Tecnica sociale dell’informazione di Francesco Fattorello è molto semplice e allo stesso tempo estremamente innovativa.

Ci spiega che un rapporto di informazione, ovvero la comunicazione, si basa su uno speciale rapporto tra due principali termini: il soggetto promotore e il soggetto recettore. Il primo trasmette una notizia all’altro che la riceve.

Sono poi presenti altri due termini: il mezzo o strumento, attraverso cui la notizia viene data, e il contenuto, meglio definito come forma dell’oggetto dell’informazione. Infatti bisogna tener conto di un ultimo elemento che però è esterno al rapporto di informazione, ma che costituisce il motivo per cui il rapporto prende vita: l’oggetto del rapporto di informazione, ovvero ciò di cui si parla.

x)
                    M
SP                                     SR
                    O

x)= oggetto del rapporto di informazione
SP= soggetto promotore SR= soggetto recettore
M= mezzo O= forma data all’oggetto del rapporto di informazione

Per spiegare:
Il soggetto promotore decide di comunicare un fatto, un evento, ecc. al soggetto recettore. Sceglie il mezzo che meglio si adatta allo scopo e soprattutto sceglie la forma migliore da dare all’oggetto comunicato, sceglie cioè il modo in cui comunicare il fatto, affinché il soggetto recettore possa condividere la sua posizione.

Affinché, cioè, ci sia adesione di opinione. Quindi il soggetto promotore mette in forma (in un certo senso ne da un’interpretazione filtrata dalla propria soggettività) l’oggetto dell’informazione, che resta, è bene sottolinearlo, sempre esterno alla comunicazione e che non potrà mai essere comunicato nella sua più onesta obbiettività, in quanto sempre osservato con gli occhi specifici di un soggetto.

Questa è in breve la descrizione della teoria che mi ha aperto gli occhi.
Ed ora passiamo alla descrizione di alcuni punti di tale Teoria che mi permettono di spiegare perché tutto quello detto finora è semplicemente una “bufala”.

La Soggettività

Ciò per cui la teoria di Fattorello è rivoluzionaria e anticipatrice è che considera i due termini principali di un rapporto di comunicazione due SOGGETTI OPINANTI.

Non si parla più di emittente e ricevente che passivamente prendono parte alla comunicazione. Si parla di due soggetti che decidono di comunicare. Il soggetto promotore prende un fatto della realtà e lo inserisce nella comunicazione, dandone una precisa forma dettata dalla propria soggettività, fatta di interiorità, di un contesto esterno e culturale che può influenzarlo, di pregiudizi negativi e positivi e così via. E allo stesso modo il soggetto recettore non recepisce passivamente ciò che l’altro gli comunica.

Anch’egli è attivo nel processo comunicativo, anch’egli basa la recezione sulla propria soggettività e da a sua volta una interpretazione dell’oggetto comunicato, che è la realtà, esterna alla comunicazione. Quindi ciò che “entra” nella comunicazione è sempre e solo l’interpretazione, cioè la forma, che i soggetti opinanti danno dei fatti della realtà.

Ma perché questo è così importante per dimostrare che la pubblicità non ha alcun potere su di noi?

Bisogna pensare al pubblicitario come SP e a noi come SR. Lo spot, il manifesto ecc. saranno il mezzo e il contenuto sarà ovviamente la forma data all’oggetto del rapporto di informazione, che è semplicemente il prodotto.

Il pubblicitario farà di tutto per dare la giusta forma al prodotto, per renderlo interessante, appetibile, affascinante, per farci correre a comprarlo.

Dall’altra parte però ci siamo noi. Soggetti opinanti. Che ascoltiamo. Che valutiamo. Che riflettiamo basandoci sulle nostre conoscenze. Che abbiamo delle aspettative. E che decidiamo. Solo noi possiamo decidere. Solo noi soggetti e non automi che passivamente credono a tutto ciò che gli si dice.

Quello che non dobbiamo mai dimenticare è che ognuno di noi è un soggetto pensante, che ha capacità di valutazione, di decisione. Nessuno può entrare in noi e decidere per noi. Nessuno potrà mai farci acquistare un prodotto che in realtà non vogliamo comprare. Se riescono a convincerci è perché, sotto sotto, volevamo essere convinti.

E dunque io con la mia intelligenza, con il mio spirito critico, con la mia dignità non permetterò mai più a qualcuno di dire che la pubblicità ha scelto per me, che sono stata condizionata. È fin troppo comodo dare la colpa ad altri per scelte che consapevolmente decido di compiere.

L’adesione di opinione (l’unica cosa che puoi ottenere – se sei bravo!)

Vi spiego ora un secondo importante punto della teoria Fattorelliana.
Partiamo dall’inizio.
In un rapporto d’informazione bisogna tenere ben distinto lo scopo dall’effetto. Lo scopo è l’adesione di opinione, l’effetto è l’azione prodotta dal rapporto di informazione.

Chi informa è in torto se crede di non avere uno scopo. Infatti dalla semplice chiacchierata con l’amica, alla lezione del professore, allo spot pubblicitario lo scopo c’è sempre, ed è quantomeno quello di veder condiviso e appoggiato il proprio punto di vista.
Per l’effetto invece la questione è più complicata.

Abbiamo già rappresentato il rapporto di informazione come una sorta di anello, un anello che fa parte di una lunga catena fatta di tanti altri rapporti di informazione tra loro collegati. Quindi l’effetto che si desidera ottenere con un determinato rapporto di informazione non può che essere ricercato in un fase successiva, e spesso lontana, della catena di rapporti che si va a formare.

Quindi valutare gli effetti che derivano da un rapporto di informazione è una cosa estremamente complicata.

La valutazione, inoltre, è resa ancora più difficile da una parte che non si può dimenticare: l’imprevedibile, che consiste nelle autonome, diverse ed originali facoltà opinanti di chi prende parte alla comunicazione.

Inoltre è bene chiarire una cosa molto importante: non è detto che l’effetto ci sia.

Cioè non possiamo dire con certezza che il rapporto di informazione riesca a dar vita all’effetto desiderato. L’azione quindi non è qualcosa che possiamo controllare, dirigere, orientare, determinare con la comunicazione.

Nell’informazione dunque bisogna tenere sempre ben distinta l’adesione di opinione (che è l’unica cosa che possiamo ottenere) dalla conseguente azione (la cui determinazione non è in nostro potere).

E questo è ancor più vero nella pubblicità, l’argomento di cui ci occupiamo.
Cercano di farci credere, soprattutto i pubblicitari, che la pubblicità fa vendere.

Creare una bella campagna pubblicitaria dunque dovrebbe garantire l’aumento delle vendite del prodotto. O per meglio dire l’acquisto da parte dei consumatori.
Cioè dovremmo credere che se il pubblicitario (SP) realizzasse uno spot eccezionale, convincente, attraente, i telespettatori/consumatori (SR) comprerebbero sicuramente il prodotto pubblicizzato?

Bè, allora dovremmo comprare ogni giorno migliaia e migliaia di prodotti!
Siamo realisti. La teoria che vi ho illustrato spiega perfettamente questo punto. La pubblicità, che è comunicazione, non potrà mai dare la certezza che un prodotto venga acquistato (che è l’azione, ovvero l’effetto della comunicazione).

Quello che una buona pubblicità può arrivare a fare è solo ottenere l’adesione di opinione, che è poi lo scopo di ogni rapporto di informazione.

Infatti il soggetto recettore, ovvero chi guarda, ad esempio, uno spot pubblicitario, può apprezzarlo, può riderne, può ricordarlo, può emozionarsi guardandolo, può condividerne i contenuti.

Ma tutto questo non è comprare il prodotto.
“Il fatto che il recettore, dopo aver aderito all’opinione propostagli su un certo prodotto o servizio, possa passare all’acquisto, rappresenta un secondo momento del tutto diverso e distinto dal primo. Tanto è vero che egli può aderire all’opinione del promotore e limitarsi a questa prima fase.”

Cioè possiamo apprezzare uno spot che ci presenta un prodotto, ma non per forza correre a comprarlo.

Quindi ancora una volta la Teoria della tecnica sociale dell’informazione ci dimostra che siamo liberi. Liberi dalla pubblicità. Che non ha potere sulle nostre azioni, a meno che non siamo noi stessi a volerlo.

Breve conclusione

Spero che quanto detto finora abbia aperto gli occhi anche a voi.Infatti per me è ormai chiaro ed evidente che la pubblicità non può condizionarmi.
A meno che non sia io a decidere di farmi condizionare.

[1] – G. Ragnetti (a cura di), Teoria della tecnica sociale dell’informazione, Quattroventi, pag. 102

Il Fattorello ad Ariccia: fine Corso 2014

In allegato alcune foto del Seminario di Ariccia fatte dal grande fotografo, Fattorelliano DOC, Roberto Gaeta Farinucci.

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Missione Compiuta

MISSIONE COMPIUTA

di GIUSEPPE RAGNETTI
Direttore Istituto Francesco Fattorello – Roma
A trent’anni dalla scomparsa di Francesco Fattorello e dopo diversi decenni dall’ultima edizione, ho sentito il dovere di pubblicare di nuovo la Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione ideata e insegnata per la prima volta da Francesco Fattorello sin dall’anno accademico 1947/ ‘48 (Francesco Fattorello, Tecnica Sociale dell’informazione. La rivoluzione nella comunicazione: da target a persona. Safarà Editore Pordenone2015)

Come direttore dell’Istituto che porta il nome dell’insigne studioso ho avuto la responsabilità di diffondere i suoi insegnamenti attraverso i corsi di formazione nei contesti più diversi e in quelli istituzionali regolarmente attivati ormai da settanta anni, ed ora attraverso questa nuova edizione della Tecnica Sociale.

L’obiettivo che intendiamo raggiungere è quello di mettere a disposizione degli studenti e degli operatori interessati l’approccio teorico fattorelliano che rappresenta una visione di una incredibile modernità e ci sembra poter fornire una risposta adeguata alle crescenti esigenze di informazione e comunicazione che connotano le società democratiche di oggi.

La Tecnica Sociale dell’Informazione è l’unica teoria italiana del settore, formulata su rigorose basi scientifiche.

E’ una costruzione metodologica profondamente radicata nella tradizione culturale europea proprio perché si basa sul presupposto che non possa esistere una impostazione teorica sulla comunicazione sempre valida ed applicabile a qualunque recettore ma che una metodologia sui processi di interazione tra chi promuove e chi riceve la comunicazione, debba necessariamente essere tarata sul recettore.

Ecco allora il recettore non più oggetto passivo della comunicazione che diviene, a sua volta, un soggetto opinante di pari dignità che interagisce sempre e comunque con il promotore, all’interno di una complessa dinamica sociale. Da qui l’apporto fondamentale di una Tecnica Sociale che ricerca l’adesione e quindi il consenso dei destinatari sulla base delle loro attitudini sociali.

Attitudini sociali intese come disponibilità ad accettare le opinioni proposte, a seconda della propria acculturazione, intendendo per acculturazione tutto ciò che l’ambiente sociale ha, inevitabilmente, trasferito nell’arco di tutta una vita a qualsiasi essere umano. La Teoria della Tecnica Sociale si pone in netta antitesi con l’impostazione teorica anglosassone che per decenni ha inteso far leva sulla psiche dell’individuo attribuendo alla comunicazione in senso lato capacità di “persuasione occulta”.

Francesco Fattorello, la sua vita, il suo pensiero, la sua Teoria: la nostra eredità. Francesco Fattorello fu il primo studioso dell’informazione e della comunicazione ad andare controcorrente.

Anticipando di oltre mezzo secolo quella che sarebbe stata poi l’impostazione teorica adottata in tutto il mondo, ebbe il coraggio e la determinazione di attaccare scientificamente le più accreditate teorie di oltreoceano. E lo ha fatto in un periodo, il primo dopoguerra, in cui tutta l’élite culturale e tutta l’Accademia del nostro Paese accettava acriticamente impostazioni “esotiche”, suggestive quanto si vuole, ma prive di qualsiasi humus scientifico.

I risultati pragmatici permettevano agli Americani di insistere nelle loro assurde impostazioni teoriche e ai nostri “accademici” di inchinarsi ossequiosi di fronte a cotanto ingegno.

Francesco Fattorello non si unì al coro dei replicanti ma volle analizzare a fondo e capire il fenomeno arrivando a conclusioni diametralmente opposte. A distanza di oltre 70 anni dalla sua prima elaborazione, l’impostazione teorica fattorelliana è ormai adottata in tutti i paesi del mondo, anche e soprattutto nel mondo anglosassone ormai totalmente allineato con le nostre posizioni.

E infine, a riprova di quanto sopra, con orgoglio e passione possiamo scrivere “Missione compiuta”!!! Francesco Fattorello che ci guarda da lassù, sarà sicuramente contento…Nel trentesimo anniversario della sua morte, finalmente la sua Teoria è stata pubblicata in lingua inglese dalla PRESTIGIOSA CASA EDITRICE (PALGRAVE-MAC MILLAN-LONDON) con diffusione nei principali Paesi del mondo.

Negli annuali convegni internazionali di IAMCR/AIERI, la Tecnica sociale farà bella mostra di sé e potrà essere acquistata da tutti gli studiosi interessati, che finalmente potranno conoscere Francesco Fattorello e la sua impostazione teorica.

L’opinione pubblica di Ragnetti

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20150619125624419_0001L’opinione pubblica di Ragnetti – articolo tratto da “L’Opinione del demodoxalogo”

Sull’agenzia online Informatore Economico-Sociale, diretta dal demodoxalogo Francesco Bergamo,  il 24 scorso è apparsa un’articolata intervista a Giuseppe Ragnetti, discepolo e continuatore degli studi sull’opinione pubblica di uno dei quattro docenti italiani del Novecento (Francesco Fattorello), a loro volta eredi del rettore dell’università statale di Perugia Paolo Orano, il primo che indicò la strada dello studio scientifico dell’opinione pubblica.

Pubblichiamo qualche stralcio dell’intervista rimandando i lettori al testo integrale su www.demodossalogia.it segnalando la concomitanza di pensiero (e non poteva essere altrimenti stante la comune eredità della disciplina) con il metodo in.de (indagine demodoxalogica).

“[…] Penso che sia la vita a regolare l’opinione pubblica prima a livello individuale e poi a livello dei gruppi sociali di dimensioni sempre maggiori fino ad arrivare al comune sentire di un intero paese o di una comunità in senso lato […] Nella comunicazione politica il malvezzo di fare riferimento alla opinione pubblica rappresenta la più diffusa forma di disonestà intellettuale [N.d.R:  si confronti la tesi sull’opinione sociale di Mascia Ferri]

[…] il suo approccio prettamente sociologico ci aiuta a capire l’individuo all’interno dei gruppi sociali, ci spiega come possa nascere un’opinione condivisa e quindi una pubblica opinione […] Per rilevare l’opinione pubblica il metodo più comune è quello delle ben note indagini demoscopiche che […] L’unica garanzia offerta è quella dell’attendibilità del campione, in quanto qualitativamente e quantitamente rappresentativo dell’universo da indagare.

[…] E allora non posso, sommessamente, ricordare a questi grandi esperti che non basta essere laureati in Scienze statistiche (quando lo sono) per poter conoscere e rappresentare correttamente un fenomeno di tale complessità. […] capire qual’è l’opinione condivisa dai più su un determinato problema contingente. Si tratta di ascoltare le persone nei contesti più diversi (la fila alla cassa del supermercato, il viaggio in treno Roma-Milano, la sala d’attesa dello studio medico, le ore sotto l’ombrellone, lo spostamento in taxi, la serata conviviale …) non dimenticando, ovviamente, l’importanza dei diversi contesti. […] la mamma della credibilità è la coerenza, mentre la figlia è l’affidabilità, qualità ormai sempre più rara e per questo più apprezzata […]

Quel che funziona negli Stati Uniti non è detto che funzioni anche da noi. […] permettetemi di dubitare del presunto potere, più o meno occulto, dei mezzi d’informazione di condizionare il pubblico. Basti pensare alla fine ingloriosa di regimi e dittatori che disponevano, in assoluto, di tutti i mezzi d’informazione. […] i mezzi d’informazione certamente agiscono sulle opinioni ma non sono in grado di condizionare i comportamenti degli uomini: sono altri i motivi, alcuni noti altri meno, che stanno alla base delle nostre azioni. […] debbo ribadire la complessità del fenomeno opinione pubblica fatto di mille sfaccettature perchè di mille sfaccettature è fatta la mente umana.”