Piccolo Manuale di Comportamento

…per sopravvivere ad una giornata in ufficio

di FLAVIA SALVINI

Comunicare è alla base di ogni tipo di relazione: si comunica con uno sguardo con un gesto, la parola può essere un contorno, ma bisogna fare attenzione, una comunicazione sbagliata può generare incomprensioni, malumori e può rovinare la giornata di una persona. Nell’ambito del lavoro può diventare causa di frustrazioni perché in ogni ruolo e ad ogni livello, la comunicazione è fondamentale.

Anche chi passa la giornata davanti ad un PC, pensando di essere isolato in una stanza dell’ufficio, può generare informazioniCOM_0006 attraverso un semplice data entry o prendere informazioni che altri hanno messo a disposizione sul proprio computer.

Basterebbe adottare poche regole comportamentali per vivere l’ambiente di lavoro molto meglio, ascoltando di più i propri interlocutori ed evitando di interrompere la comunicazione con chi ti circonda. In pochi punti evidenziamo i comportamenti da evitare e quelli più corretti per “sopportare” meglio la giornata lavorativa:

– Non riferire al capo di essere in possesso di informazioni – Tale comportamento può generare delle distorsioni: il vertice potrebbe non prendere delle decisioni in tempo reale pensando erroneamente di non poter acquisire l’informazione per inefficienza del sistema. Questo può accadere perché non ci si sforza a “mettersi in comunicazione” o, peggio, perché si è gelosi delle informazioni in possesso. Quando ciò si verifica, non c’è volontà di uno dei due soggetti a comunicare, lo sforzo dell’altro trova solo un muro di gomma insormontabile. Non bisogna dimenticarci che per comunicare bisogna essere almeno in due.

– Non isolare il proprio staff – Accentrare, non delegare, creare distanza tra vertice e operativi: tutti comportamenti deleteri per chi deve coordinare un team.

– Non applicare il detto “la mano destra non deve sapere cosa fa la mano sinistra” – Quando le persone facenti parte dello stesso staff non sanno nulla del lavoro degli altri si genera una disgregazione e un conseguente isolamento del gruppo, oltre al fatto che se una persona va in ferie il lavoro si interrompe.

Far sentire i propri collaboratori coinvolti in tutto, anche nelle piccole cose, significa far sentire le persone vive, oltre a una forma implicita di grande rispetto per la persona/lavoratore perché non siamo delle macchine ma soggetti pensanti. Se al contrario, il proprio capo o un collega interviene in modo operativo su un lavoro di tua competenza, su cui stai operando, si può fare la figura di contattare fornitori, consulenti esterni o altri uffici per lo stesso motivo più volte, dando all’esterno una immagine negativa e di inefficienza.

– Infondere lo spirito di lavoro di squadra – Nessuno è indispensabile ma tutti sono necessari per raggiungere gli obiettivi più importanti. Se il responsabile dell’ufficio crea la concezione che è importante il lavoro di tutti e che se manca un pezzo del puzzle tutto l’ufficio ne risente in modo negativo, si crea un clima di reciproca collaborazione. In caso contrario si generano tensioni causate dal voler primeggiare l’uno sull’altro per emergere dal gruppo.

– Non dare mai per scontato chi lavora con te – Motivare sempre i propri collaboratori. A volte premiare con un grazie ed esternare i meriti è più importante e più efficace che autorizzare il pagamento di uno straordinario.

– Mai incaricare una persona di fare qualcosa senza motivarne le ragioni – Anche un semplice inserimento di dati all’interno di un arido programma è fondamentale a chi utilizza quei dati per lavorare, ovvero per elaborarli e portarli sulle scrivanie dei vertici che devono prendere le decisioni che coinvolgono tutta l’azienda.

– Mai evidenziare la propria autorità e il proprio ruolo – Il famoso “lei non sa chi sono io” allontana solo, non porta a niente, e a volte non genera neanche il timore chi si vorrebbe incutere a chi reputi non ti rispetti o non esegua i tuoi ordini. E’ sempre con le azioni che si guadagna la fiducia del prossimo e si conquistano i tuoi dipendenti o sottoposti. Creare una buona comunicazione interna non è facile, ma è una esigenza importante nel mondo del lavoro.

Anche se caratterialmente non si è predisposti bisogna “violentarsi” un po’ e alla fine comportamenti inizialmente imposti diventeranno naturali. I flussi informativi miglioreranno generando più efficienza nel sistema e nell’organizzazione, l’ambiente lavorativo diventerà più sereno e l’azienda alla fine ne acquisterà anche di immagine all’esterno.

Francesco Fattorello inventore del “Marketing Oriented”

La tecnica sociale è la base teorica dei processi di produzione orientati al mercato

di ALESSANDRA ROMANO

In una Società dove prevalgono le Leggi di libero Mercato, l’imprenditore prima di produrre deve necessariamente chiedere al proprio “Cliente” come vuole che venga costruito e personalizzato il suo “Prodotto”. Oggi ci sembra una affermazione scontata, quasi banale. Sarebbe impensabile per un imprenditore svegliarsi la mattina e iniziare una qualsiasi attività imprenditoriale senza aver prima individuato: il settore merceologico che offre ancora opportunità, a chi vendere, cosa produrre, e soprattutto, quanto produrre e a che prezzo.

Invece, neanche troppo tempo fa, in Italia la produzione, anche delle grandi industrie come FIAT, seguiva ancora tutt’altra logica: produco quello che so produrre e che ho sempre prodotto ,miglioro la produttività della mia azienda, perchè più produco, più vendo, più guadagno. La saturazione della domanda dei mercati occidentali e lo choc petrolifero di metà anni ’70 indussero le industrie di tutto il mondo a cambiare strategia.

Bisognava applicare logiche di produzione che mettessero il mercato e quindi il cliente finale al centro del processo di produzione. Assistiamo ad un incredibile capovolgimento di logica aziendale: dalla produzione orientata al prodotto alla produzione Marketing Oriented. Gli uffici Studi & Ricerche (R&S) delle aziende si posizionano sotto la direzione marketing e là elaborano prodotti rispondenti ai reali fabbisogni e gusti del consumatore.

Le odierne tecniche di Marketing Strategico sono improntate allo studio del mercato e alla ricerca dei fabbisogni del consumatore. L’ultima frontiera del marketing è la Customer Cure volta al miglioramento continuo della Customer Satisfaction, perché un cliente soddisfatto è un cliente fidelizzato. La Produzione Orientata al Mercato rappresenta un passaggio importante nelle democrazie occidentali, perché induce l’imprenditore a dare dignità al suo potenziale cliente chiedendogli cosa vuole comprare e cosa può comprare.

Il consumatore non è più un “target”, bersaglio passivo ma è un Cliente con bisogni, gusti e stili di vita. L’applicazione della

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filosofia Marketing Oriented alle aziende porta inevitabilmente ad un Processo Democratico di Produzione. Di fatto è il cliente finale che decide la produzione industriale per quantità e soprattutto qualità. Proviamo ora a pensare al Cliente finale come ad un Soggetto Recettore (SR) di un prodotto X) qualunque, proposto da una azienda (SP), che dopo una fase di studi e ricerche assume la forma di “P” un prodotto pensato proprio su misura per SR?

Sembra proprio lo schema logico della Tecnica Sociale applicato però ai processi industriali di produzione anziché al processo di comunicazione. La formula di opinione “O” è costruita in base ai valori sociali del Soggetto Recettore; parimenti il prodotto “P”, orientato al mercato, risponde ai fabbisogni e agli stili di vita del Cliente. Le antesignane e geniali intuizioni di Francesco Fatterello hanno di fatto indicato la strada: anche per le tecniche di marketing, che ricalcano la medesima logica della Tecnica Sociale dell’informazione.

In questo preciso istante la Tecnica Sociale è applicata nella comunicazione così come nel marketing, in tutte le imprese del mondo che operano in una logica di libero mercato. Ovviamente nulla è meno ovvio dell’ovvio – nelle imprese di produzione di servizi marketing oriented vanno comprese anche tutte le iniziative editoriali. La comunicazione per un editore di un Media deve essere considerata un “prodotto” da vendere al pubblico.

Anche i giornali e le televisioni possono essere considerate aziende Marketing Oriented, purché operino autonomamente sul libero mercato, ovvero non usufruiscano di pubbliche prebende – leggi canoni televisivi e sovvenzioni statali alla carta stampa quotidiana. In caso contrario il processo di produzione della “O” potrebbe rilevarsi non necessariamente tagliato su “misura” per SR.

Potrebbe essere un processo Product Oriented del tipo: “scrivo perché sono una buona penna e perchè ho la verità in tasca e quindi il lettore deve pensarla come me” tanto SR comprerà comunque il mio giornale e guarderà il mio TG e, anche se così non fosse, i finanziamenti pubblici mi permetteranno di resistere sul mercato. In questa impostazione si presume che SR sia un soggetto passivo senza scampo e che il ruolo dell’informazione sia quella di condizionare il proprio pubblico.

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Per assurdo, continuando a ragionare così potremmo arrivare a spiegare un paradosso tutto Italiano: Mediaset, organizzazione privata decisamente orientata al mercato, attiva un processo di produzione di un prodotto di comunicazione orientato ai gusti del pubblico e quindi più “democratico” della pubblica Rai che produce per il suo SP politico. Aggiungo un’ulteriore importante riflessione “fattorelliana” – se è vero che il cliente compra solo se il prodotto è stato progettato su “misura” per lui, allora è il marketing che fa vendere il prodotto, non è la pubblicità.

 

La pubblicità informa solo che ” il prodotto che tu volevi ora esiste ed è sul mercato ad un prezzo a te accessibile”. Infatti, nelle aziende, per comunicare correttamente un prodotto, il bravo tecnico dell’informazione acquisisce i dati di SP e di SR dagli uffici di marketing per costruire correttamente la “O”.

E allora è più importante il Marketing o la Comunicazione! Ma questa è un’altra storia che dimostreremo la prossima volta….

Un modo Di-Verso

di SARA ANGELUCCI

E’ ancora forte l’eco dei dibattiti della trascorsa campagna politica: caratterizzata dal tono esasperato degli scambi, dai confronti serrati, dall’aspra contestazione di quella parte imprenditoriale che, naturalmente, sembra più vicina alla passata coalizione governativa. Parole, tante parole, che ogni argomento sembra non aver più il senso costruttivo, o meglio ricostruttivo, di unaCOM_0005 coscienza politica che come fine ha il bene comune e non l’interesse personale.

Così, la critica di parte del gruppo dirigente della Confindustria all’ex Capo del Governo, ha destato stupore. Una parte della nostra imprenditoria, si è accorta che la competitività, passa attraverso la costruzione di relazioni che riconoscono l’altro, relazioni articolate nell’intento di raggiungere un obiettivo comune.

Sono imprenditori che vogliono difendere il prestigio del loro prodotto, che non temono la concorrenza a basso costo, certi che la differenza è nel prestigio del “made in Italy”. Per tutelare e far crescere tutto ciò, chiedono politiche economiche che incentivino la ricerca scientifica e la formazione professionale perché sono certi della necessità di recuperare qualità e professionalità.

Se analizziamo il discorso, tra un superiore ed un dipendente, nel caso in cui i risultati di un incarico non siano quelli attesi, capita spesso di rilevare come il tono sia aggressivo e le frasi pronunciate non abbiano nulla a che fare con l’oggetto del lavoro, SEN_0011ma diventino offese e vessazioni nei confronti del sottoposto.

Stili di comunicazione di questo tipo, ripetuti e continuati nel tempo non sono da stimolo per chi, pur volendosi sentire parte del gruppo, ne è, invece, progressivamente escluso, maturando senso di ostilità nei confronti dell’azienda. Le parole sono piccoli semi che germogliano e crescono nella nostra mente, guidano le nostre azioni e costruiscono la nostra realtà.

Non esistono parole buone o parole cattive, ma esistono espressioni migliori di altre, esistono modi diversi di comunicare, di gestire i conflitti e le situazioni di crisi, dalle quali possono derivare effetti positivi, nuove idee e nuove prospettive.

 

Seminario Intensivo di Studi 2006

Dal 9 all’11 giugno si è tenuto quest’anno il consueto week-end outdoor nella amena tenuta di Poggiovalle (Città della Pieve). E’ ormai una tradizione per gli studenti dell’Istituto “Francesco Fattorello” approfondire gli argomenti affrontati durante l’anno in insolite lezioni, immersi nel verde, sotto l’esperta guida del professor Ragnetti.

Nella sessione intensiva di Poggiovalle si sono privilegiati gli aspetti pratici della comunicazione che hanno coinvolto tutti i partecipanti attraverso simulazioni e giochi di ruolo. Tra questi, particolarmente apprezzato, la originale ed innovativa visione de “la cucina come sala stampa!”

 

Sensazioni “Versate”

In questo spazio, le parole cadono in successioni, ombre metamorfiche di silenzioso passato.

Sono oltre il dolore che tace.

Non c’è orizzonte né solco in cui porre il seme.

Cade una pioggia bluastra.

Lampo di solita inerzia nel cielo, il tuo sguardo. Rassegnato.

Non abbiamo che la vita, costruita e disegnata in origami, dileggiata o nel cuore amata. I

l sogno ha perso la lotta.

Avido, lo insegue il destino.

Noi siamo lì. Fermi. Già attesa.

Marina Petrillo

 

 

Un’orgia d’anime bramose di sapere s’assembla unisona ignara del futuro e cerca, e scruta…e pensa a ciò che vede ma non sa capire.

Stravolgere concetti ed esserne coscienti cullarsi nel limbo tra saggi ed ignoranti, quale che sia la meta ignoto è il condottiero maestro è…il sol pensiero!

Il premio per ognuno sarà disconoscenza di propria identità, per esaltar l’essenza, essenza d’interiore, propria di noi altri che sesso si nasconde in atteggiamenti scaltri.

Credici amico mio, fallo con l’istinto che in questo mondo non puoi “vedere” tutto e quello che non vedi magari è anche più bello basta predisporsi di… buona volontà….e un corso Fattorello

Remo Diana

 

 

Sei tu, mio poeta, a percorrere Il lato sinistro del cuore.

Declini il senso ultimo in lenta scansione e non taciti i sensi.

Sferraglia il giorno in sconnesse aritmie.

Trafigge la luce meridiana, parola, già verbo.

Immota presenza in spazi di cielo, dondoli lo smarrito mio sguardo.

Anima di tutte le sillabe silenti, crocevia di lingue in acrobatica forma.

J’accuse tra infami menzogne

Sospeso Nelle tue mani Il vero.

Marina Petrillo

il Fatto-Rello n.2

Editoriale di GIUSEPPE RAGNETTI

Il secondo numero del Fatto-rello vede la luce a conclusione di un periodo particolarmente intenso di comunicazione elettorale in vista delle elezioni politiche dell’Aprile 2006. L’alluvione mediatica dalla quale, nostro malgrado, siamo stati travolti ha visto il trionfo dei più abusati ed intollerabili luoghi comuni.

Prof. Giuseppe Ragnetti

Prof. Giuseppe Ragnetti

Questi, ancora una volta, sono stati la conseguenza dell’insostenibile impostazione teorica d’oltre oceano per cui il mezzo sarebbe di per sé un valido ed efficace messaggio a prescindere dai contenuti da esso veicolati. La propaganda elettorale, prima, e le successive analisi dei risultati ottenuti hanno evidenziato, ancora una volta, la convinzione largamente diffusa dell’esistenza di uomini (in questo caso politici, figuriamoci!!!!) in grado di agire non tanto sulle opinioni di altri uomini, ma sui loro schemi mentali ed, in ultima analisi, sui loro comportamenti.

Dimenticano costoro che esiste una forte scissione tra opinioni ed atteggiamenti, da una parte, e comportamenti adottati nella vita reale. Più che mai, dobbiamo sentirci orgogliosi, noi fattorelliani, di appartenere alla nostra piccola istituzione culturale che ormai da decenni ha fatto chiarezza sull’impossibilità che attraverso i mezzi della comunicazione sociale si possano governare i comportamenti umani.

Nei prossimi mesi avremo modo di discutere nelle nostre aule del recuperato “miracolo” Berlusconi e dell’incompiuto “miracolo” Prodi. Lo faremo con il rigore scientifico che ci distingue da sempre e che ci consente di essere ancora dopo 60 anni la prima scuola legittimata a definirsi “la via italiana alla comunicazione”.

Sensazioni “Versate”

…di tali abbagli vive l’animo umano, condotto oltre la siepe dallo sconosciuto abitante del cielo. Si imprimono parole su spiriti stracchi e l’idioma si incarna in moltitudini inoperose al pensiero.

Saprò riconoscere l’altro nel silenzioso avvio del giorno o all’imbrunire, tra messe di sconcertanti idee, non mie. Divine. Ma non abito il sacro se non incidentalmente, per lento avvio della coscienza.

Durevole forma o immota presenza, la cui ombra tracima il ricordo nel reflusso della memoria. L’ inconoscibile agita i fianchi ampollosi in danza macabra:non sa la morte del suo doppio.

Amorevole compagno il sonno, stigmata della veglia, accecato dal giorno immobile. Sei già ieri, mentre il sole cala i suoi raggi di rabbuiata collera alla notte.

Marina Petrillo

 

Gentile amico/a, vorrei cercare di farti capire, in poche righe, se quello che cerchi puoi trovarlo nella mia scuola. Per illustrarti sinteticamente il concetto, innanzitutto prova a sostituire le parola “insegnamento” con la parola “scambio”, poi sostituisci “nozione” con “pratica”, ed infine togli il criterio di “affermazione” ed esalta quello dell'”opinione”.

Questo è solo l’inizio della spiegazione di cosa s’intende per scuola Fattorelliana, una scuola del tutto particolare dove, anche materialmente, spesso e volentieri cattedra e banchi mutano i propri ruoli.

A questo punto mi insorge l’obbligo di doverti tre risposte….certo, lo so, tu di domande ancora non ne hai fatte, ma è chiaro che per frequentare questa scuola devi almeno averle intuite e cioè; Cosa imparero ? A che mi servirà? Dove mi porterà? Se non vi dispiace, inizierei da quest’ultima in quanto, l’insegnamento e l’utilità potrebbero rivelarsi così variegati che sarebbe quantomeno improbo per me cercare di spiegare. seppur marginalmente.

Molto più interessante ed omogenea è la risposta al traguardo prefitto ovvero…..vi porterà al di fuori del mare dei pregiudizi e dell’esaltazione dell’inutilità dell’essere obbiettivo. Caro amico/a, tutto parte dalla predisposizione al mettersi in discussione, a cercare di capire che in uno stesso messaggio, mittente e destinatario potrebbero non intendere lo stesso senso e che visto che è impossibile che il mondo giri secondo i nostri schemi mentali, cerchiamo noi di capire quali sono quelli degli altri esseri umani.

Sentirete parlare di soggetto promotore e ricettore, di mezzi, di opinioni, ma soprattutto scoprirete che….quello che ascoltate ed apprendete, in fondo è sempre stato lì nel fondo del vostro animo, e forse il mio intervento è servito solo ad accelerarne la sua fuoriuscita. Augurandovi un buon corso, Francesco Fattorello (o chi per lui…)

Remo Diana

Deformazione?

Così scriveva Francesco Fattorello nell’ottobre del 1974:

Deformazione?

Più volte in queste pagine si è richiamata l’attenzione del lettore sulla soggettività della informazione. Un articolo di un eminente penalista ci dà modo di ritornare sull’argomento.

Si tratta di un articolo pubblicato sul quotidiano romano “Il Tempo” il 1° ottobre 1974, dal titolo “Informazione o deformazione” e già il titolo ci offre occasione per dire qualche cosa e cioè che non molto appropriata pare questa distinzione. Infatti i processi di informazione (tramite il giornale o qualsivoglia altro strumento) possono sempre essere considerati come processi che informano o deformano secondo uno o altro punto di vista dei soggetti recettori.

Francesco Fattorello

Francesco Fattorello

Il fatto che un giornalista pubblichi un rendiconto su una certa mostra d’arte rilevando aspetti negativi atti a screditare la mostra stessa così da indurre il pubblico a non interessarsene, può essere giudicato dagli organizzatori della mostra come una “disinformazione” di quella iniziativa. In materia di informazione i processi muovono da un soggetto promotore tramite mezzi o strumenti atti a trasferire certi contenuti i quali sono la forma data da detti soggetti alla materia oggetto di informazione.

La forma dipende dalle facoltà opinanti dei soggetti promotori. Essi hanno facoltà di informare in quanto hanno facoltà di opinare e la varietà delle “formule d’opinione” che essi possono introdurre nel processo sono infinite e sempre “informanti” o “deformanti” se negative secondo il punto di vista dei soggetti recettori.

Sono i soggetti recettori, diretti o indiretti, coloro ai quali le informazioni possono sembrare “deformate” se divergenti dal modo di vedere, di opinare, che a loro è confacente. Il problema discende sempre dalla soggettività della informazione: soggettività del promotore e del recettore.

Che il promotore informi bene o male è una valutazione del recettore secondo il suo punto di vista; ma è sempre una informazione inserita nel tessuto dei rapporti sociali che è fatto non di informazioni buone o di informazioni cattive, ma di queste e di quelle o meglio di quelle che a ognuno di noi sembrano “buone” e di quelle che a ognuno di noi sembrano “cattive” secondo una valutazione del tutto soggettiva che fa ognuno di noi in virtù di quelle stesse facoltà opinanti con le quali il soggetto promotore le informò per noi.

Coloro che tanto discutono di informazione obiettiva (secondo il loro punto di vista professionale o politico che sia) dovrebbero tenere nella dovuta considerazione la realtà dei fenomeni dai quali non può discendere soltanto la loro obiettività.

L’Istituto Fattorello alla conferenza dell’ AIERI

di FEDERICA CONSOLINI

L’istituto Francesco Fattorello è membro istituzionale dell’Associazione Internazionale per la ricerca nel campo dei media e della comunicazione (IAMCR/AIERI), fondata nel 1957 dall’Unesco, della quale il fondatore della scuola è stato vicepresidente per molti anni.

“Comunicazione e democrazia, prospettive per un nuovo mondo” il tema affrontato dalla IAMCR/AIERI a Porto Alegre

Lo scopo dell’associazione è quello di verificare, ogni due anni con un congresso, il lavoro di ricerca che i vari studiosi portano avanti. I settori di studio che l’Associazione abbraccia sono vari: studi sul pubblico, politiche e tecnologie comunicative, storia, comunicazione internazionale, media e sport, comunicazione politica, economia politica, psicologia e pubblica opinione, religione, cultura e media, ambiente e scienza. L’ultimo congresso si è tenuto dal 25 al 30 luglio 2004 a Porto Alegre in Brasile, presso l’università cattolica PUCRS di Rio Grande Do Sul, il tema che si è affrontato è stato il seguente: “Comunicazione e democrazia, prospettive per un nuovo mondo”.

Il nostro Istituto era presente nella figura del Prof. Giuseppe Ragnetti, accompagnato da Alessandra Romano e da Federica Consolini. L’argomento esposto dalla scuola è stato: “La tecnica sociale dell’informazione come alta espressione della libertà di opinione”. Il tema prescelto è stato affrontato dal Prof. Ragnetti mettendo in rilievo come lo studio dell’umanità abbia evidenziato, da sempre, l’importanza prioritaria attribuita da ogni sistema politico all’informazione e alla comunicazione.

La tecnica sociale dell’informazione come alta espressione della libertà di opinione” è stato il tema affrontato dal Prof. Ragnetti alla Conferenza mondiale in Brasile

L’obiettivo dichiarato è stato quello di permettere all’opinione pubblica di diventare voce di un popolo consapevole e responsabile; ma in realtà nessuna forma giuridica finora prodotta, ha consentito tale realizzazione.

Da sinistra: Federica Consolini, Giuseppe Ragnetti, Alessandra Romano

Da sinistra: Federica Consolini, Giuseppe Ragnetti, Alessandra Romano

 

Ora più che mai che i nuovi mezzi di comunicazione hanno portato ad una globalizzazione informatica, si rende indispensabile un approccio teorico che consenta lo studio e l’interpretazione del fenomeno ma soprattutto fornisca strumenti e metodologie operative coerenti agli obiettivi che si vogliono perseguire.

La metodologia fattorelliana crede e sostiene che ogni comunicazione vada studiata in base al soggetto coinvolto. Il recettore non può essere più un “target” – bersaglio passivo.

La tecnica sociale rappresenta una visione di incredibile modernità e sembra poter fornire una risposta adeguata alle crescenti esigenze di informazione e comunicazione, che connotano le società democratiche di oggi. Possiamo, quindi, affermare che la tecnica sociale è l’unica teoria italiana sull’informazione e sulla comunicazione formulata su basi scientifiche oltre che una costruzione metodologica profondamente radicata nella tradizione culturale europea.

Proprio basandosi sull’assunto che non possa esistere un’impostazione teorica sulla comunicazione, sempre valida ed applicabile a qualunque recettore, la metodologia fattorelliana crede e sostiene che ogni comunicazione vada studiata in base al soggetto coinvolto.

Il recettore non può essere più un “target”- bersaglio passivo, ma essendo un soggetto opinante è in grado di promuovere a sua volta, con pari dignità, la comunicazione, all’interno di una complessa dinamica sociale.

Il Prof. Giuseppe Ragnetti a Porto Alegre, Brasile

Il Prof. Giuseppe Ragnetti
a Porto Alegre, Brasile

Inoltre, la forza di polarizzazione sulla quale si base l’informazione pubblicistica si nutre dell’apporto di una teoria, quale la tecnica sociale, che ricerca l’adesione e quindi il consenso dei destinatari prima di tutto studiando l’acculturazione di ognuno e le attitudini sociali (intese come disponibilità ad accettare opinioni proposte sulla base della propria acculturazione).

Ancora una volta, dunque, il Fattorel-lo ha dimostrato di non essere più nell’ambito della persuasione occulta dell’impostazione anglosassone, che ha fatto leva sulla psiche dell’individuo, ma riconosce la dignità di ogni persona umana liberamente pensante e padrona della sua mente.

Questo è ciò che il Prof. Ragnetti ha ribadito nella sua conferenza a Porto Alegre quel 29 luglio 2004 davanti ad europei, africani, americani e sud-americani, tutti interessati e consci che nuovi grandi passi avanti in campo di comunicazione ancora non ne sono stati fatti a differenza, invece, delle teorie della sua scuola.

La tecnica sociale dell’Istituto Fattorello è sempre attuale e rappresenta, ad oggi, il punto di partenza di molte altre teorie internazionali, nate più tardi.

Sei in grado di informare e comunicare? La tecnica fattorelliana risponde…

di ELEONORA PICCI

La comunicazione ha sempre rappresentato, sin dalle epoche più remote, uno dei bisogni più reali e concreti degli uomini. Questi, attraverso la comunicazione, hanno creato, mantenuto o alterato l’ordine sociale e le loro relazioni mutando la propria identità. Nessun sistema sociale si sarebbe potuto creare senza la comunicazione, che ha reso possibile la realizzazione di qualsiasi attività.

Il comunicare implica una condivisione e consiste nel rendere partecipi gli altri di ciò che si possiede

A tal proposito in uno spazio di comunicazione quale il Fatto-rello, che vuole informare gli “addetti del settore”, non poteva mancare un’importante sezione dedicata interamente ai processi e ai meccanismi che sono alla base di ogni rapporto di comunicazione. Prima di andare a fondo in tali rapporti è necessario mettere in evidenza l’importante differenza, che pochi conoscono, esistente tra l’informare ed il comunicare.

Si tratta di due momenti inscindibili ma distinti del fenomeno di cui questa sezione del nostro bollettino si occupa. L’informare è semplicemente il “dar forma” all’oggetto che si vuole trasmettere, e rappresenta quindi il momento appena precedente alla trasmissione. Il comunicare invece implica una condivisione e consiste nel rendere partecipi gli altri di ciò che si possiede. Le teorie generali alle quali ci si riferisce per sostenere le tesi esposte, si basano sulle ricerche, approfondite e sempre attuali, del grande studioso di comunicazione Francesco Fattorello.

Da sessanta anni, la tecnica sociale da lui realizzata risulta la più valida, per dimostrare che tutte le componenti del processo di comunicazione hanno un proprio significato. Legata allo status sociale di ciascuno, la comunicazione è un elemento di un complesso sistema organico: cambiando quindi il contesto ed i mezzi in un processo di comunicazione, cambia anche l’efficacia di quest’ultima e la percettività dei suoi soggetti.

L’informare è semplicemente il “dar forma” all’oggetto che si vuole trasmettere

Le tecniche fattorelliane hanno rivoluzionato la maniera di intendere e fare informazione, basando tutto il processo della comunicazione su alcuni “termini chiave”, che costituiscono gli elementi insostituibili dell’impostazione teorica sostenuta dal Prof. Francesco Fattorello. Analizzando più da vicino i termini della tecnica sociale si può facilmente capire il successo delle teorie di questa piccola ma importante scuola di comunicazione di Roma, unica depositaria dell’eredità culturale fattorelliana.

Secondo la Tecnica Sociale, infatti, il fenomeno dell’informazione si concreta in uno speciale rapporto fra due termini principali:quello promotore e quello recettore. Il soggetto promotore (Sp) trasmette al soggetto recettore (Sr) la sua interpretazione (O) del fatto (X), che è il motivo per cui si attiva il rapporto di informazione attraverso il mezzo (M). Per comprendere a fondo il processo è possibile avvalersi della seguente formula ideografica:

X) Mezzo S Promotore S Recettore Opinione

Per ottenere il successo desiderato, l’adesione cioè del Sr alla formula di opinione proposta, tutto il processo di comunicazione dovrebbe ruotare intorno al soggetto recettore: studiarlo a fondo dunque per conoscere la sua acculturazione che determina le attitudini sociali in base alle quali si aderisce o meno alla proposta del Sp.

Quando si verifica una convergenza di interpretazioni tra Sp e Sr sull’interpretazione proposta dalla X), ne scaturisce l’auspicata adesione di opinione. Naturalmente il fenomeno qui analizzato, con i suoi vari elementi che lo compongono, è circoscritto e configurato in una formula ideografica che, pur rappresentando un punto iniziale ed uno finale, non si separa dall’incessante rinnovarsi ed articolarsi dei rapporti sociali, tramite i quali vive e si perpetua la società.

Pur avendo estratto il fenomeno dalla dinamica sociale, è importante sottolineare come questo possa vivere ed abbia senso solo nella realtà sociale. Il fenomeno dell’informazione è alimentato dall’articolarsi dei rapporti sociali nei quali la società si perpetua e si rinnova.

La corretta rappresentazione ideografica dovrebbe quindi essere la seguente: X) M M M SP SR-SP SP SR-SP SP SR-SP O O O Questo schema esplica come il processo di comunicazione attivi altri processi di comunicazione in cui un soggetto recettore diventa, a sua volta, soggetto promotore. Ognuno, dunque, può diventare fonte di informazione, motivo che giustifica l’importanza dell’acquisizione delle tecniche di comunicazione per ciascuno di noi.

Con la messa in atto di un processo di informazione hanno inizio le responsabilità sociali dell’informatore, il quale non dà solo dei ragguagli ma l’avvio a quella catena di rapporti d’informazione nel contesto sociale.

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