Istituto“Francesco Fattorello”
Dal 1947 “La via italiana alla comunicazione”
Direttore: prof. Giuseppe Ragnetti
L’APPUNTAMENTO PIU’ ATTESO DELLA SETTIMANA
I VENERDI DELLA COMUNICAZIONE AL “SERAFICO”
Il piacere di ascoltare, conoscere, capire per comunicare
L’Istituto Francesco Fattorello in Roma, la prima Scuola di comunicazione in Italia,
propone ogni settimana una “full immersion relazionale e comunicativa”
A partire dal 1°febbraio 2013, tutti i venerdi dalle 17.30 alle 21.00, ti aspetta il Corso di “SCIENZE E METODOLOGIA DELL’INFORMAZIONE E TECNICHE DELLA COMUNICAZIONE”
Il nostro 67° Corso annuale dà continuità all’insegnamento della Tecnica Sociale dell’Informazione, già impartito dal prof. Francesco Fattorello presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sin dal 1947.
La validità scientifica della nostra proposta formativa è garantita dalle originali metodologie dell’Istituto, unica Scuola regolarmente autorizzata e legittimata ad approfondire e diffondere l’impostazione teorica fattorelliana, anche attraverso l’attivazione di regolari Corsi didattici.
L’Istituto è diretto dal prof. Giuseppe Ragnetti che ha contribuito alla diffusione del- la “Teoria della Tecnica sociale dell’informazione” in ambito universitario, attraverso il suo insegnamento presso il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e presso la Laurea Specialistica in Editoria Media e Giornalismo dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino e presso altre Università italiane nonchè in prestigiosi contesti quali SSAI –Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno, Questure, Prefetture, Scuola di Polizia Giudiziaria, Scuole di Formazione politica, Corsi di Comunicazione per le Forze dell’Ordine,Enti pubblici e Organizzazioni private.
Il prof. Ragnetti, garante della coerenza e correttezza delle diverse discipline nei confronti dell’impostazione teorica originale dell’Istituto, è coadiuvato da un èquipe di Docenti, tutti ex allievi dell’Istituto stesso.
Con quasi 70 anni di tradizione scientifica alle spalle e con tutta la responsabilità che ne deriva, adeguando tuttavia costantemente gli strumenti didattici e gli obiettivi della ricerca alle esigenze dei tempi e, talvolta, anticipandone l’evoluzione, l’Istituto si propone di fornire ancora oggi il bagaglio culturale indispensabile ai “maestri della comunicazione” e a tutte le attività che si avvalgono delle migliori abilità relazionali e comunicative.
Una corretta comunicazione , comprendere e farci comprendere, ci dà forza, coraggio, voglia di fare, ci rende attori-protagonisti della nostra vita, ci permette di aiutare gli altri e noi stessi.
Se vuoi intraprendere uno dei tanti “mestieri della comunicazione” o più semplicemente superare i ”blocchi della comunicazione” e la paura del parlare, se vuoi acquisire maggiore autorevolezza, assertività e capacità di ascolto,
se vuoi guadagnarti la stima e la considerazione dei tuoi interlocutori e ottenerne condivisione e consenso o, ancor di più, se vuoi aumentare la stima di te stesso e la fiducia nelle tue potenzialità
allora è questo il Corso che stavi cercando.
La Sede didattica del Corso è:
Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura
Istituto Seraphicum
Via del Serafico,1 – 00142 Roma-Eur
Per informazioni: 06-9524188 (indicare nome e telefono alla segreteria tel.) cell. 335-8334251(prof.Giuseppe Ragnetti) – 329-6322430(prof. Alessandra Romano)
Istituto“Francesco Fattorello” – dal 1947 “La via italiana alla comunicazione” – Direttore: prof. Giuseppe Ragnetti
CORSO ISTITUZIONALE DI COMUNICAZIONE – ANNO 2013 – “SCIENZE E METODOLOGIA DELL’INFORMAZIONE E TECNICHE DELLA COMUNICAZIONE
Tesina a cura di Carmen Andreea Silter
“Il Cibo e la Comunicazione”
“Una corretta comunicazione , comprendere e farci comprendere, ci dà forza, coraggio, voglia di fare, ci rende attori-protagonisti della nostra vita, ci permette di aiutare gli altri e noi stessi”
INDICE
La teoria fattoreliana
L’alimentazione è…comunicazione
Il cibo come linguaggio
Bibliografia
LA TEORIA FATTORELIANA
Se dagli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale cominciarono a fiorire negli Stati Uniti gli studi sulle “mass comunication” e in Europa ci si interrogava sul ruolo di giornalisti e scrittori, in Italia, Francesco Fattorello promuoveva la costituzione dell’Istituto Italiano di Pubblicismo e, nell’anno accademico 1947-48, iniziava Il Corso propedeutico alle professioni pubblicistiche, presso la Facoltà di Scienze statistiche dell’Università La Sapienza di Roma.
Fattorello riassunse i suoi insegnamenti nella “Tecnica sociale dell’informazione” , che fu base scientifica e metodologica di detta Scuola e assunse nel tempo il valore di “Teoria fattorelliana”, in quanto assoluto metodo di analisi di qualsivoglia forma di informazione e di comunicazione, che a tutt’oggi sia utilizzata.
Partendo dalla considerazione che gli uomini sono inclini ad associarsi per migliorare la loro esistenza, Fattorello considerò l’informazione come uno dei fenomeni sociali più rilevanti, in quanto espressione di un processo, al quale concorrono due o più soggetti appartenenti ad un gruppo sociale.
I termini principali di tale fenomeno sociale sono l’informatore e il suo recettore: il maestro e il suo alunno; il giornalista e il suo lettore. Occorre inoltre la conoscenza del mezzo usato per concretare il rapporto stesso e, infine, è necessaria la conoscenza della forma che sia stata data all’oggetto dell’informazione.
Fattorello sintetizzò questi termini nella seguente formula ideografica.
X )
M
Sp Sr
O
Dove:
Sp è il soggetto promotore, che ha l’iniziativa della informazione;
Sr è il soggetto recettore;
M sono i mezzi o strumenti tramite i quali si può saldare il rapporto;
O indica la forma dell’oggetto dell’informazione.
La lettera X) è ciò di cui si parla, il motivo dell’informazione.
Molte sono le novità essenziali della “Teoria fattorelliana”. In primo luogo, Fattorello fu il primo studioso a comprendere che l’oggetto dell’informazione X) è “fuori” dal rapporto stesso. Pur essendone il presupposto, (ma potrebbe anche non esistere o essere un falso), non coincide con il contenuto O del rapporto d’ informazione, poiché la forma, il contenuto è frutto della mediazione culturale del promotore, cioè scaturisce, anche in maniera inconsapevole, dalla sua esperienza.
Nuova è anche la messa in risalto del ruolo svolto dal soggetto recettore Sr, non più considerato mero soggettopassivo nei fenomeni dell’informazione, ma soggetto che interagisce con tutti gli elementi del rapporto.
I moderni strumenti di comunicazione, radio, televisione, web, hanno sviluppato in larga misura l’interattività con il proprio pubblico, al fine di migliorare sempre più le possibilità di dialogo tra promotore e recettore.
Ulteriore grande innovazione contenuta nella Teoria fattorelliana è la duplice classificazione in informazione contingente (o dell’attualità) e informazione non contingente. La prima è quella legata alla novità, alla tempestività, alla periodicità e si avvale di stereotipi e fattori di conformità, per cogliere l’attenzione del maggior pubblico possibile, in un breve lasso di tempo, come avviene per i contenuti della stampa quotidiana e periodica, del cinema, della radio,della televisione e dell’informazione online. La seconda ha contenuti di approfondimento, che si rifanno a principi consolidati, normalmente espressi nel testo e nelle immagini dei libri, che costituiscono la base di programmi didattici, che si articolano in lezioni e seminari e si avvalgono di tempi più lunghi.
Tornando però a noi, nel caso del cibo e dell’umanità abbiamo il seguente schemino:
Sp è il soggetto promotore, ossia io che assumo il cibo
Sr l’altro o gli altri che mi spingono a mangiare in un determinato modo
M il cibo
O direi anche il cibo come forma di informazione
Siamo noi quelli che assumiamo il cibo, ma veniamo spinti da emozioni, dal bisogno, dalla voglia.
Attraverso il cibo in modo indiretto riusciamo a trasmettere i nostri pensieri, le nostre gioie, le nostre preoccupazioni.
È questo uno dei motivi per cui mangiamo; esternalizzare i sentimenti più profondi, farci capire dagli altri non con le parole ma attraverso l’arte, attraverso la passione messa nel cucinare un piatto o mangiando in un determinato modo.
Andiamo a vedere più in concreto un esempio che sostiene la teoria su presentata, ed in particolare come influisce il cibo sulla vita di una persona ; come comunichiamo attraverso il cibo.
L’ALIMENTAZIONE è…COMUNICAZIONE
I cibi ed i comportamenti alimentari che si registrano nel tempo, traggono origine dal “significato” che nelle varie fasi della vita viene dato all’azione del mangiare. Il cibo, è ormai riconosciuto, non ha solo un valore nutritivo, ma anche un valore psicologico e sociale.
Quel che si mangia vuol dire non soltanto in modo concreto condizioni materiali ma anche elementi di affettività, di relazione umana. Il modo con cui affrontiamo il problema dell’alimentazione, ed in particolare le paure, sono insite e hanno origine nell’infanzia: il cibo fin dalla nascita assume un notevole significato che va oltre l’azione del mangiare; il neonato e poi il bambino “sente” che le persone che si prendono cura di lui non sono indifferenti al cibo che assume e molto presto scopre che il suo modo di alimentarsi può diventare strumento di potere nei confronti degli adulti.
La preoccupazione occulta o manifesta degli adulti (mamma, nonna, zia…) perché il bambino mangia poco o troppo, la gioia perché ha mangiato seguendo le regole che loro hanno fissato, sono le premesse per caricare l’alimentazione di un altro “significato”, quello affettivo- relazionale che si aggiunge al valore dietetico- nutrizionale. Il bambino che percepisce che il suo alimentarsi ha effetto sugli adulti utilizza il suo potere quando decide di dichiarare “guerra” a chi gli sta accanto o vuole ottenere qualcosa.
Questa può essere la genesi delle problematiche che investono l’alimentazione in cui essa non ha più il solo significato di nutrire il corpo ma anche quella di stabilire un rapporto, una comunicazione. Questo fenomeno che ha inizio in una età molto precoce continua nell’età evolutiva e se i problemi relazionali, le comunicazioni conflittuali non si risolvono, rimangono sotterranei, occulti, non dichiarati; è possibile che si giunga a comportamenti alimentari scorretti.
Nelle mode alimentari la presenza degli altri e le relative risposte sono molto importanti, basti pensare al significato simbolico del “mangiare insieme” o del “mangiare con qualcuno” nei clubs, nelle associazioni, al contrario dell’espressione linguistica descrive una situazione totalmente opposta ”non ho mai mangiato con te” in cui il messaggio occulto anche se dominante è “non abbiamo nulla da condividere”. Nel rapporto con il cibo oltre la risposta degli altri vi è qualcosa di più profondo: il rapporto con il proprio sé.
Se una persona ha difficoltà nell’accettarsi, se ha un cattivo rapporto con se stessa è molto difficile che possa sentirsi accettata dagli altri.
La persona che non si accetta mette in atto un dinamismo affettivo singolare: chiede conferme agli altri in modo continuo, ripetitivo e persino eccessivo. Basti pensare all’adolescente, che non si accetta e che mette in discussione il proprio corpo per le trasformazioni rapide ed evidenti, sente il bisogno di essere nutrita affettivamente, di essere accarezzata e per ottenere ciò farà in modo che il proprio fisico abbia quelle dimensioni che sono di moda nella società in cui vive e farà qualsiasi sforzo per omologarsi a quei “modelli”. Il valore estetico è più importante della salute del corpo, poiché il primo che colma l’inadeguatezza, l’insicurezza, la non accettazione di sé e degli altri.
Le mode placano ma non risolvono le inquietudini. Spesso nel non accettare il proprio corpo c’è anche la non accettazione della propria persona, questa difficoltà nei confronti del proprio Io e del mondo può portare a forme patologiche a livello di autopunizione e autodistruzione.
L’arcaica minaccia che il bambino lanciava ai genitori riguardo il cibo per dimostrare il diritto di esistere, di essere riconosciuto, di avere un potere può essere rivolto a se stesso. L’adolescente si sdoppia in modo doloroso sfidando se stesso. E’ un gioco sottile, pericoloso, è il “tiro alla fune” in cui il protagonista dichiara di “volere” e di non “potere”. Le diete vengono cominciate ma mai finite, ad un prolungato digiuno segue un’assunzione smodata di cibo. L’ansia, la rabbia, l’inquietudine vengono sedate mangiando voracemente.
L’alimentazione segue i conflitti interni della persona che, non riconciliata con se stessa, sente minacciosa le presenze esterne.
L’alimentazione è sempre presente come tutte le altre volte o nelle altre circostanze in cui i problemi personali non sono stati risolti.
Sul piano educativo si possono fare delle considerazioni per trarre alcune conclusioni.
La prima constatazione, la più ovvia, è che l’alimentazione non è solo nutrizione ma riguarda anche la salute relazionale, affettiva, poiché oltre al corpo si alimenta un rapporto che tende a riprodursi nel tempo.
La seconda constatazione riguarda la separazione delle emozioni, dei sentimenti dagli alimenti fisici. In altre parole, il bambino che ha bisogno di essere seguito, accarezzato, riconosciuto non è necessario che faccia ricorso al cibo rifiutandolo ostinatamente.
Dall’altra parte l’adulto per gratificare il bambino non è necessario che ricorra solo al cibo o al momento in cui mangia. Se ciò avviene significa che egli è stato svalutato nella sua identità di persona.
La moda alimentare può, dunque, rappresentare il vertice estremo di una piramide di comportamenti che può rimanere innocua curiosità nella persona che ha una sua forte identità ma può trasformarsi in ossessione, attrazione per chi affida l’accettazione di sé agli altri, all’imitazione di modelli che riscuotono successo. Per concludere, si può affermare che “l’alimentazione sana garantisce salute alla persona” è questa una convinzione comune.
Si può aggiungere un valore educativo a questa frase e affermare che “la salute effettiva, relazionale con l’accettazione di sé e degli altri garantisce una sana alimentazione che restituirà alla persona un ulteriore benessere”.
IL CIBO COME LINGUAGGIO
“Convivio” rimanda etimologicamente a “cum vivere”, vivere insieme. Mangiare insieme (un altro carattere tipico, se non esclusivo, della specie umana) è un altro modo ancora per trasformare il gesto nutrizionale dell’alimentazione in un fatto eminentemente culturale. Ciò che si fa assieme agli altri, infatti, assume per ciò stesso un significato sociale, un valore di comunicazione, che, nel caso del cibo, appare particolarmente forte e complesso, data l’essenzialità dell’oggetto rispetto alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.
I messaggi possono essere di varia natura ma, in ogni caso, trasmettono valori di identità.
Identità economica: offrire cibi preziosi significa denotare la propria ricchezza.
Identità sociale: soprattutto in passato, la quantità e la qualità del cibo erano in stretto rapporto con l’appartenenza a un certo gradino della scala gerarchica (il cibo, anzi, era il primo modo per ostentare le differenze di classe).
Identità religiosa: il pane e il vino dei cristiani vanno ben oltre la loro materialità, la dieta dei monaci ha sue regole, la quaresima si segnala con l’astinenza da certi cibi; in altri contesti religiosi, certe esclusioni o tabù alimentari (il maiale e il vino dell’Islam, la complessa casistica di cibi leciti e illeciti dell’ebraismo) hanno il ruolo prevalente di segnalare un’appartenenza.
Identità filosofica: le diete vegetariane legate al rispetto della natura vivente o, in passato, a sistemi più strutturati come la metempsicosi o trasmigrazione delle anime.
Identità etnica: il cibo come segno di solidarietà nazionale (la pasta per gli italiani, soprattutto all’estero, non è solo un alimento ma anche un modo per recuperare e riaffermare la propria identità culturale; lo stesso vale per il cuscus degli arabi e per tutti i cibi che, in ciascuna tradizione, costituiscono un segno particolarmente forte della propria storia e della propria cultura).
Anche le modalità di assunzione del pasto possono, di per sé, risultare significative: il banchetto di festa (battesimi, matrimoni, funerali) non è una “colazione di lavoro”, non solo dal punto di vista tecnico ma anche sul piano simbolico.
Tutte queste situazioni esprimono contenuti diversi, perfettamente comprensibili perché comunicati con un linguaggio codificato all’interno di ciascuna società. E appunto trattandosi di un linguaggio, interculturalità significa non solo disponibilità allo scambio tra culture diverse (come, ad esempio, sta avvenendo nei paesi europei in seguito alla forte immigrazione dai paesi islamici) ma, anche, conoscenza degli altri linguaggi, giacché è evidente che ciascun elemento può assumere, in contesti diversi, diverso significato.
Altrettanto evidente è che il tema centrale dell’interculturalità non consisterà nel proporre un rimescolamento e un’omologazione al minimo denominatore comune di comportamenti strutturalmente differenti, bensì, anche e soprattutto, aprirsi alla comprensione dell’altro e al rispetto delle diversità, nella consapevolezza che le stesse identità non sono date una volta per tutte, ma si modificano, si aggiustano, si rimodellano nel tempo (si pensi solo alla cosiddetta dieta “mediterranea”, costituita da apporti alimentari originariamente tipici non solo dell’area mediterranea, ma dell’Est asiatico, dell’Africa interna, dell’America: il pomodoro, certi cereali, tante verdure ecc.).
Motivi, questi, che trovano applicazione in ogni aspetto della vita quotidiana, ma che proprio nel campo dell’alimentazione trovano un cruciale terreno di prova. Lo stesso vale, del resto, nel modo di affrontare le differenze all’interno di una medesima cultura: accanto alle identità nazionali vi sono quelle regionali, urbane, familiari…
La “cucina della mamma” risulta sempre più gradita e, soprattutto, assicura conforto e preserva un’identità di cui non siamo sempre sicuri.
Rispetto delle diversità sarà, in questo caso, abituarsi a pensare in termini di relatività ed evitare ogni sorta di intolleranza al diverso. Il comportamento alimentare diviene in questo senso un importante “rivelatore”: l’uomo è ciò che mangia, certo, ma è anche vero che mangia ciò che è, ossia alimenti totalmente ripieni della sua cultura.
BIBLIOGRAFIA
Paola Cadonici (Cibo, costume e dintorni. Riflessioni su gusti alimentari e disgusti comportamentali dei nostri giorni) Rubbettino, Soveria Mannelli 2005, pp. 64-68
B. Severgnini (L’uomo del sabato sera. La salute del congiuntivo. Io Donna) p. 30 cit.
S. Moravia (Educazione e Pensiero) vol. I p. 93 cit.
S. Moravia (Educazione e Pensiero) vol. II p. 167 cit.
Spagnol (Enciclopedia delle Citazioni) p. 123 cit.
Statistiche di WordPress.com nel rapporto annuale 2012 per questo blog.
Ecco un estratto:
600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 5.300 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 9 years to get that many views.
600 persone ha raggiunto la cima del monte. Everest nel 2012. Questo blog ottenuto circa 5,300 visite nel 2012. Se ogni persona che ha raggiunto la cima del monte. Everest visto questo blog, ci sarebbero voluti 9 anni per ottenere i pareri che molti.
A tutti gli amici, vicini e lontani, che hanno conosciuto e concretamente
applicato la nostra Tecnica Sociale dell’Informazione, a tutti i “Fattorelliani” vecchi e nuovi, a tutti coloro che “non la smetteranno mai di cercare”…….
BUON NATALE! con un sorriso di pace dall’Istituto Francesco Fattorello.
Un sereno augurio dal prof. Ragnetti per un nuovo anno ricco di scoperte.
Ringraziamo Giorgia Butera per il suo validissimo contributo alla conoscenza e diffusione della nostra Tecnica Sociale dell’Informazione.
Giorgia non ha dimenticato la sua formazione al Fattorello e ben volentieri riconosce che i suoi successi professionali nel campo dell’informazione e della comunicazione, sono dovuti anche all’applicazione concreta della nostra impostazione teorica. Siamo grati a Giorgia e le auguriamo ogni successo possibile nel lavoro da lei svolto con tanta passione, competenza e creatività.
Prof. Giuseppe Ragnetti, direttore dell’Istituto Fattorello.
Ancora oggi molti “teorici della comunicazione” insistono sul fatto che le persone, definite target, assorbono in maniera passiva e in toto, i dettami dello strapotere mediatico. La Teoria della Tecnica Sociale di Francesco Fattorello, nata nel 1947/48 è l’unica Teoria italiana sull’informazione e sulla comunicazione, formulata su rigorose basi scientifiche.
Gli attori del processo comunicativo sono “soggetti” entrambi dotati di facoltà opinanti e, quindi, di pari dignità. Non c’è un tiratore scelto che colpisce un bersaglio -target- ma vi sono due soggetti attivi che reagiscono ai numerosi stimoli ricevuti, sula base delle proprie facoltà opinanti e delle proprie attitudini sociali prodotte dalle diverse e determinanti acculturazioni.
E’ una costruzione, quindi, metodologica profondamente radicata nella tradizione culturale europea proprio perché si basa sul presupposto che non possa esistere una impostazione teorica sulla comunicazione sempre valida ed applicabile a qualunque recettore ma che, una metodologia sui processi di interazione tra chi promuove e chi riceve la comunicazione, debba necessariamente essere tarata sul recettore, in antitesi all’approccio anglosassone, dove si parlava di persuasione occulta dell’informazione.
In Italia, esiste l’Istituto Francesco Fattorello, si trova a Roma ed il direttore, è il Professore Giuseppe Ragnetti. La Tecnica Sociale fattorelliana viene diffusa attraverso Corsi di formazione nei contesti più diversi e in quelli istituzionali regolarmente attivati ormai da 65 anni, su tutto il territorio nazionale.
A Francesco Fattorello mio maestro. Mi ha aiutato ed è riuscito a farmi risalire dal baratro in cui ero sprofondato. Il baratro dello “strapotere” dei mezzi di comunicazione. Il baratro di superuomini in grado di condizionare i comportamenti degli esseri umani. Il baratro della persuasione occulta. Il baratro di suggestive teorie anglosassoni capaci di costruire frecce avvelenate destinate ad una umanità incapace di intendere e di volere e ridotta a semplice bersaglio o meglio target. Il baratro della superficialità e dell’incompetenza di tutti coloro che si occupano di informazione e comunicazione sulla base dei più abusati luoghi comuni.
IL PERCHE’ DELLA RISTAMPA …..
A vent’anni dalla scomparsa di Francesco Fattorello e a distanza di diversi decenni dall’ultima edizione, ho sentito il dovere di pubblicare di nuovo la Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione ideata e insegnata per la prima volta da Francesco Fattorello sin dall’anno accademico 1947/ ‘48.
Come direttore dell’Istituto che porta il nome dell’insigne studioso ho avuto la responsabilità di diffondere i suoi insegnamenti attraverso i corsi di formazione nei contesti più diversi e in quelli istituzionali regolarmente attivati ormai da sessanta anni ed ora, attraverso questa nuova edizione della Tecnica Sociale.
L’obiettivo che intendiamo raggiungere è quello di mettere a disposizione degli studenti e degli operatori interessati l’approccio teorico fattorelliano che rappresenta una visione di una incredibile modernità e ci sembra poter fornire una risposta adeguata alle crescenti esigenze di informazione e comunicazione che connotano le società democratiche di oggi.
La Tecnica Sociale dell’Informazione è l’unica teoria italiana del settore, formulata su rigorose basi scientifiche.
E’ una costruzione metodologica profondamente radicata nella tradizione culturale europea proprio perché si basa sul presupposto che non possa esistere una impostazione teorica sulla comunicazione sempre valida ed applicabile a qualunque recettore ma che una metodologia sui processi di interazione tra chi promuove e chi riceve la comunicazione, debba necessariamente essere tarata sul recettore.
Ecco allora il recettore non più oggetto passivo della comunicazione che diviene, a sua volta, un soggetto opinante di pari dignità che interagisce sempre e comunque con il promotore, all’interno di una complessa dinamica sociale. Da qui l’apporto fondamentale di una Tecnica Sociale che ricerca l’adesione e quindi il consenso dei destinatari sulla base delle loro attitudini sociali.
Attitudini sociali intese come disponibilità ad accettare le opinioni proposte, a seconda della propria acculturazione, intendendo per acculturazione tutto ciò che l’ambiente sociale ha, inevitabilmente, trasferito nell’arco di tutta una vita a qualsiasi essere umano. La Teoria della Tecnica Sociale si pone in netta antitesi con l’impostazione teorica anglosassone che per decenni ha inteso far leva sulla psiche dell’individuo attribuendo alla comunicazione in senso lato capacità di “persuasione occulta”.
L’impostazione teorica di Francesco Fattorello, fondatore della “Scuola di Roma”, in tutto il contesto internazionale ha ormai acquisito sempre più valenza di fondamentale utilità pratica e metodologica per tutti coloro che si occupano di informazione e comunicazione.
In altri termini, possiamo tranquillamente affermare che oggi l’approccio mondiale alla comunicazione scaturisce dall’impostazione teorica fattorelliana.
Per concludere mi piace riproporre la prefazione alla terza edizione pubblicata nel 1963 così come Fattorello aveva scritto :
“L’interessamento da più parti dimostrato per la mia tecnica sociale dell’informazione mi ha spinto a pubblicare questo breve saggio per mezzo del quale il lettore viene introdotto alla interpretazione da me data al fenomeno sociale dell’informazione.
Le esperienze fatte nelle scuole dove questa teoria viene insegnata ed applicata già da parecchi anni e più il fatto che in luoghi diversi se ne citano i termini o si fanno illazioni senza indicare la fonte o la paternità della teoria stessa, mi inducono a superare la riservatezza cui mi ero attenuto fin qui proponendomi, caso mai, di apportare a questo testo altri perfezionamenti.
A questa pubblicazione mi hanno indotto segnatamente i miei colleghi e allievi del Centre International d’ Enseignement Superieur du Journalisme dell’Università di Strasburgo che hanno ascoltato le miei lezioni e discusso le miei proposizioni. Ed è appunto confortato segnatamente da queste discussioni fatte in una sede internazionale, con esperti che provenivano da tutte le parti del mondo, che mi sono deciso a pubblicare questa prima esposizione della mia sistematica.
Qualcuno dei capitoli qui pubblicati era già apparso nelle stampe, ma qui viene ripubblicato con modifiche o con varianti intese a rendere in modo più chiaro e completo il mio pensiero.
Per l’esattezza cronologica questa teoria fu esposta per la prima volta al Corso propedeutico alle professioni pubblicistiche, istituito in seno alla Facoltà di Scienze Statistiche della Università degli Studi di Roma, nell’anno accademico 1947/ ’48. Successivamente essa divenne anche uno degli argomenti del programma didattico del Centro Internazionale di Strasburgo.
Questa terza edizione, che appare nel 1963, comprende due capitoli in più delle edizioni precedenti. Con questi ritengo di aver completato la mia esposizione.”
A tutti coloro, che individueranno a chi assomiglia il soggetto della foto sottostante, verranno accreditati un milione di punti, da utilizzare il prossimo anno per le famose merende al Fattorello.
L’obiettivo principale di questo lavoro è quello di illustrare la teoria Francesco Fattorello (la “Tecnica sociale dell’informazione”, scritto negli anni ’50) al fine di fornire agli studiosi nel campo della comunicazione con un modello di comunicazione che è una risposta adeguata alle esigenze di oggi società democratiche.
Nonostante il fatto che Fattorello era stato un membro del gruppo fondatore dell’Associazione Internazionale di Comunicazione e Media Research IAMCR / AIERI a Parigi, 1957, oggi il suo lavoro non è noto a livello internazionale, in particolare nel mondo accademico anglosassone.
Ciò è dovuto al fatto che quando la teoria Fattorello è stato sviluppato, non è stato preso in considerazione a causa della dominanza di teorizzazioni della Scuola di Francoforte, che individuati in un processo di comunicazione di massa che ha determinato i comportamenti della gente.
Sessant’anni fa non era facile per gli studiosi e gli addetti in industria ad accettare Fattorello idea di un pubblico che aveva pari dignità al soggetto promotore, perché s / aveva le stesse abilità di pensiero. Invece di accettare l’idea che le imprese del settore dei media ha imposto valori, comportamenti e modelli che servivano per mantenere il dominio, Fattorello focalizzata sul pubblico come partecipanti attivi, come il perno del processo di comunicazione.
Vedremo che la formula schematica in cui si esprime il modello Fattorello di un aspetto molto simile a qualcosa che ci è molto familiare, che è il paradigma di comunicazione web. Fattorello modello, che è significativamente diverso rispetto ad alcune delle attuali approcci teorici tradizionali a media e della comunicazione, è rispetto ai modelli dominanti di comunicazione di massa (dai primi modelli contemporanei paradigmi dominanti) per arricchire ulteriormente il dibattito.
Infine, riteniamo che il modello Fattorello può far luce su altri modelli di comunicazione di massa.
Il prof. Giuseppe Ragnetti, Direttore dell’Istituto, ha incontrato, anche quest’anno, i “ragazzi” del “Fattorello” a Santa Marinella.
La casa per ferie Mater Gratiae li ha ospitati in una magnifica cornice di piante e fiori, in riva ad un mare azzurro intenso ed incredibilmente calmo nei tre giorni di permanenza: era difficile resistere e qualcuno si è buttato in acqua per un bagno ristoratore.
Nelle tre giornate dell’incontro il Seminario ha approfondito le diverse componenti della comunicazione ed ha alternato l’aula con momenti di relax e prove all’aperto, corroborati da una gradevole brezza marina.
Venerdì 15 giugno serata fuori programma, con la partecipazione ad uno spettacolo d’eccezione.
Il 12° festival della giovane cultura russa in Italia, ha accolto i fattorelliani in piazza Trento a Santa Marinella per una graditissima serata di musica, canto e danze tipiche del folclore russo.
Dobbiamo ringraziare per l’invito la dott.ssa Alessandra Romano che ha curato l’organizzazione del festival, consentendoci di partecipare all’importante avvenimento culturale.
Le tre giornate sono volate e il momento dei saluti è arrivato troppo presto: tutti hanno espresso il desiderio di replicare appena possibile.