Fabio Lanzellotto Self-Made Man e Fattorelliano DOC

Scopriamo uno dei fattorelliani eccellenti che, dopo aver seguito il Corso di metodologia dell’informazione e  tecniche  della comunicazione, ha investito in un progetto originale ed innovativo.

di ELEONORA PICCI

A partire da questo secondo numero del bollettino dell’Istituto Francesco Fattorello andremo alla scoperta dei tanti allievi che sono passati sui banchi della scuola, non solo per occupare le copertine del giornale, ma per capire come l’esperienza fattorelliana influisca sulla vita privata e professionale di chi frequenta il corso.

Non ho mai smesso di dire la verità, ma ho imparato a comunicare come desidera e si aspetta chi mi ascolta

Il primo protagonista di queste pagine è Fabio Lanzellotto, 45 anni, imprenditore, proprietario di Italpan, editore di un quotidiano on line ed uomo di successo. Sorridente, soddisfatto della posizione che ha raggiunto dopo anni di duro lavoro, ma ancora desideroso di scoprire ed imparare nuove cose.

Questa l’impressione che emerge guardando gli occhi scuri e curiosi di quest’ uomo, che dopo anni di esperienza imprenditoriale ha deciso, ancora una volta, di rimettersi in discussione, frequentando il corso istituzionale del nostro Istituto.

Fabio Lanzellotto ha colto l’importanza della relazione comunicativa e messo a frutto gli stimoli, creando e diventando editore di “Italiani nel mondo”, quotidiano on line che tutte le mattine permette a 50.000 italiani che vivono all’estero di “sentirsi a casa”, semplicemente leggendo la propria posta elettronica.

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Fabio Lanzellotto, editore di “Italiani nel Modo” nel suo ufficio romano

Fabio Lanzellotto, lei avrà l’onore della prima copertina dedicata ad un ex-fattorelliano doc. Questo perché ha seguito il corso comprendendone a fondo lo spirito che lo anima. Che cosa, secondo lei, lascia dentro il “viaggio nel mondo della comunicazione”, vista attraverso gli occhi di Francesco Fattorello?

Bella domanda…il corso lascia dentro quello che ciascuno vuole cogliere…

Lei che cosa si aspettava?

Un corso tecnico, che mi avrebbe fornito modalità e regole di comunicazione, attraverso esercizi pratici. Invece ho compreso che soltanto attraverso la mia percezione e sensibilità avrei acquisito qualcosa. E’ stata una verifica di principi e valori in cui già credevo.

Che cosa è cambiato dopo il corso di metodologia dell’informazione e tecniche della comunicazione?

Ho rafforzato la convinzione di dover continuare sulla strada che avevo già intrapreso, perché è risultata vincente: credo che il mezzo attraverso cui si comunica debba avere dignità e coerenza con quanto si dica. Non ho mai smesso di dire la verità, ma ho imparato a comunicare come desidera e si aspetta chi mi ascolta.

Perché fare il corso e perché no?

Il corso ti offre delle nuove opportunità. Non mi era mai capitato di parlare in pubblico di me stesso, senza maschera, senza nulla da nascondere ma, nel momento in cui davanti ad un gruppo di persone che non conoscevo ho dovuto presentarmi, ho capito che quella sarebbe stata un’esperienza importante.

Mi sono chiesto addirittura se fossi ancora me stesso o se l’immagine che raccontavo fosse ormai costruita a tal punto da non riconoscermi più. Più che una banale presentazione è stata una introspezione a voce alta. Consiglierei a tutti di farlo, anzi, se potessi, ripeterei l’esperienza.

Dunque, il Fattorello ti “mette a nudo” ed in contatto con te stesso…

Sì, se hai il coraggio di guardarti dentro… Questo aspetto è quello più profondo e più difficile che, a volte, ha creato anche problemi ad alcuni studenti…. Lo credo bene. Descriversi, differentemente da quello che si vuole apparire, non è facile.

Corso di comunicazione o corso di introspezione?

Entrambe le cose.

Perché secondo lei?

Perché comunicare con se stessi ed avere chiare le proprie idee è indispensabile per relazionarsi con gli altri.

A posteriori, cosa consiglia a coloro che stanno seguendo o seguiranno il corso? Di comprendersi e mettersi in discussione, cercando di analizzare le aspettative personali prima ancora delle lezioni, e poi di stare attenti, perché il corso non è un gioco ma la giusta chiave per aprire le porte alla realtà che ci circonda.

Piccolo Manuale di Comportamento

…per sopravvivere ad una giornata in ufficio

di FLAVIA SALVINI

Comunicare è alla base di ogni tipo di relazione: si comunica con uno sguardo con un gesto, la parola può essere un contorno, ma bisogna fare attenzione, una comunicazione sbagliata può generare incomprensioni, malumori e può rovinare la giornata di una persona. Nell’ambito del lavoro può diventare causa di frustrazioni perché in ogni ruolo e ad ogni livello, la comunicazione è fondamentale.

Anche chi passa la giornata davanti ad un PC, pensando di essere isolato in una stanza dell’ufficio, può generare informazioniCOM_0006 attraverso un semplice data entry o prendere informazioni che altri hanno messo a disposizione sul proprio computer.

Basterebbe adottare poche regole comportamentali per vivere l’ambiente di lavoro molto meglio, ascoltando di più i propri interlocutori ed evitando di interrompere la comunicazione con chi ti circonda. In pochi punti evidenziamo i comportamenti da evitare e quelli più corretti per “sopportare” meglio la giornata lavorativa:

– Non riferire al capo di essere in possesso di informazioni – Tale comportamento può generare delle distorsioni: il vertice potrebbe non prendere delle decisioni in tempo reale pensando erroneamente di non poter acquisire l’informazione per inefficienza del sistema. Questo può accadere perché non ci si sforza a “mettersi in comunicazione” o, peggio, perché si è gelosi delle informazioni in possesso. Quando ciò si verifica, non c’è volontà di uno dei due soggetti a comunicare, lo sforzo dell’altro trova solo un muro di gomma insormontabile. Non bisogna dimenticarci che per comunicare bisogna essere almeno in due.

– Non isolare il proprio staff – Accentrare, non delegare, creare distanza tra vertice e operativi: tutti comportamenti deleteri per chi deve coordinare un team.

– Non applicare il detto “la mano destra non deve sapere cosa fa la mano sinistra” – Quando le persone facenti parte dello stesso staff non sanno nulla del lavoro degli altri si genera una disgregazione e un conseguente isolamento del gruppo, oltre al fatto che se una persona va in ferie il lavoro si interrompe.

Far sentire i propri collaboratori coinvolti in tutto, anche nelle piccole cose, significa far sentire le persone vive, oltre a una forma implicita di grande rispetto per la persona/lavoratore perché non siamo delle macchine ma soggetti pensanti. Se al contrario, il proprio capo o un collega interviene in modo operativo su un lavoro di tua competenza, su cui stai operando, si può fare la figura di contattare fornitori, consulenti esterni o altri uffici per lo stesso motivo più volte, dando all’esterno una immagine negativa e di inefficienza.

– Infondere lo spirito di lavoro di squadra – Nessuno è indispensabile ma tutti sono necessari per raggiungere gli obiettivi più importanti. Se il responsabile dell’ufficio crea la concezione che è importante il lavoro di tutti e che se manca un pezzo del puzzle tutto l’ufficio ne risente in modo negativo, si crea un clima di reciproca collaborazione. In caso contrario si generano tensioni causate dal voler primeggiare l’uno sull’altro per emergere dal gruppo.

– Non dare mai per scontato chi lavora con te – Motivare sempre i propri collaboratori. A volte premiare con un grazie ed esternare i meriti è più importante e più efficace che autorizzare il pagamento di uno straordinario.

– Mai incaricare una persona di fare qualcosa senza motivarne le ragioni – Anche un semplice inserimento di dati all’interno di un arido programma è fondamentale a chi utilizza quei dati per lavorare, ovvero per elaborarli e portarli sulle scrivanie dei vertici che devono prendere le decisioni che coinvolgono tutta l’azienda.

– Mai evidenziare la propria autorità e il proprio ruolo – Il famoso “lei non sa chi sono io” allontana solo, non porta a niente, e a volte non genera neanche il timore chi si vorrebbe incutere a chi reputi non ti rispetti o non esegua i tuoi ordini. E’ sempre con le azioni che si guadagna la fiducia del prossimo e si conquistano i tuoi dipendenti o sottoposti. Creare una buona comunicazione interna non è facile, ma è una esigenza importante nel mondo del lavoro.

Anche se caratterialmente non si è predisposti bisogna “violentarsi” un po’ e alla fine comportamenti inizialmente imposti diventeranno naturali. I flussi informativi miglioreranno generando più efficienza nel sistema e nell’organizzazione, l’ambiente lavorativo diventerà più sereno e l’azienda alla fine ne acquisterà anche di immagine all’esterno.

Francesco Fattorello inventore del “Marketing Oriented”

La tecnica sociale è la base teorica dei processi di produzione orientati al mercato

di ALESSANDRA ROMANO

In una Società dove prevalgono le Leggi di libero Mercato, l’imprenditore prima di produrre deve necessariamente chiedere al proprio “Cliente” come vuole che venga costruito e personalizzato il suo “Prodotto”. Oggi ci sembra una affermazione scontata, quasi banale. Sarebbe impensabile per un imprenditore svegliarsi la mattina e iniziare una qualsiasi attività imprenditoriale senza aver prima individuato: il settore merceologico che offre ancora opportunità, a chi vendere, cosa produrre, e soprattutto, quanto produrre e a che prezzo.

Invece, neanche troppo tempo fa, in Italia la produzione, anche delle grandi industrie come FIAT, seguiva ancora tutt’altra logica: produco quello che so produrre e che ho sempre prodotto ,miglioro la produttività della mia azienda, perchè più produco, più vendo, più guadagno. La saturazione della domanda dei mercati occidentali e lo choc petrolifero di metà anni ’70 indussero le industrie di tutto il mondo a cambiare strategia.

Bisognava applicare logiche di produzione che mettessero il mercato e quindi il cliente finale al centro del processo di produzione. Assistiamo ad un incredibile capovolgimento di logica aziendale: dalla produzione orientata al prodotto alla produzione Marketing Oriented. Gli uffici Studi & Ricerche (R&S) delle aziende si posizionano sotto la direzione marketing e là elaborano prodotti rispondenti ai reali fabbisogni e gusti del consumatore.

Le odierne tecniche di Marketing Strategico sono improntate allo studio del mercato e alla ricerca dei fabbisogni del consumatore. L’ultima frontiera del marketing è la Customer Cure volta al miglioramento continuo della Customer Satisfaction, perché un cliente soddisfatto è un cliente fidelizzato. La Produzione Orientata al Mercato rappresenta un passaggio importante nelle democrazie occidentali, perché induce l’imprenditore a dare dignità al suo potenziale cliente chiedendogli cosa vuole comprare e cosa può comprare.

Il consumatore non è più un “target”, bersaglio passivo ma è un Cliente con bisogni, gusti e stili di vita. L’applicazione della

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filosofia Marketing Oriented alle aziende porta inevitabilmente ad un Processo Democratico di Produzione. Di fatto è il cliente finale che decide la produzione industriale per quantità e soprattutto qualità. Proviamo ora a pensare al Cliente finale come ad un Soggetto Recettore (SR) di un prodotto X) qualunque, proposto da una azienda (SP), che dopo una fase di studi e ricerche assume la forma di “P” un prodotto pensato proprio su misura per SR?

Sembra proprio lo schema logico della Tecnica Sociale applicato però ai processi industriali di produzione anziché al processo di comunicazione. La formula di opinione “O” è costruita in base ai valori sociali del Soggetto Recettore; parimenti il prodotto “P”, orientato al mercato, risponde ai fabbisogni e agli stili di vita del Cliente. Le antesignane e geniali intuizioni di Francesco Fatterello hanno di fatto indicato la strada: anche per le tecniche di marketing, che ricalcano la medesima logica della Tecnica Sociale dell’informazione.

In questo preciso istante la Tecnica Sociale è applicata nella comunicazione così come nel marketing, in tutte le imprese del mondo che operano in una logica di libero mercato. Ovviamente nulla è meno ovvio dell’ovvio – nelle imprese di produzione di servizi marketing oriented vanno comprese anche tutte le iniziative editoriali. La comunicazione per un editore di un Media deve essere considerata un “prodotto” da vendere al pubblico.

Anche i giornali e le televisioni possono essere considerate aziende Marketing Oriented, purché operino autonomamente sul libero mercato, ovvero non usufruiscano di pubbliche prebende – leggi canoni televisivi e sovvenzioni statali alla carta stampa quotidiana. In caso contrario il processo di produzione della “O” potrebbe rilevarsi non necessariamente tagliato su “misura” per SR.

Potrebbe essere un processo Product Oriented del tipo: “scrivo perché sono una buona penna e perchè ho la verità in tasca e quindi il lettore deve pensarla come me” tanto SR comprerà comunque il mio giornale e guarderà il mio TG e, anche se così non fosse, i finanziamenti pubblici mi permetteranno di resistere sul mercato. In questa impostazione si presume che SR sia un soggetto passivo senza scampo e che il ruolo dell’informazione sia quella di condizionare il proprio pubblico.

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Per assurdo, continuando a ragionare così potremmo arrivare a spiegare un paradosso tutto Italiano: Mediaset, organizzazione privata decisamente orientata al mercato, attiva un processo di produzione di un prodotto di comunicazione orientato ai gusti del pubblico e quindi più “democratico” della pubblica Rai che produce per il suo SP politico. Aggiungo un’ulteriore importante riflessione “fattorelliana” – se è vero che il cliente compra solo se il prodotto è stato progettato su “misura” per lui, allora è il marketing che fa vendere il prodotto, non è la pubblicità.

 

La pubblicità informa solo che ” il prodotto che tu volevi ora esiste ed è sul mercato ad un prezzo a te accessibile”. Infatti, nelle aziende, per comunicare correttamente un prodotto, il bravo tecnico dell’informazione acquisisce i dati di SP e di SR dagli uffici di marketing per costruire correttamente la “O”.

E allora è più importante il Marketing o la Comunicazione! Ma questa è un’altra storia che dimostreremo la prossima volta….

Un modo Di-Verso

di SARA ANGELUCCI

E’ ancora forte l’eco dei dibattiti della trascorsa campagna politica: caratterizzata dal tono esasperato degli scambi, dai confronti serrati, dall’aspra contestazione di quella parte imprenditoriale che, naturalmente, sembra più vicina alla passata coalizione governativa. Parole, tante parole, che ogni argomento sembra non aver più il senso costruttivo, o meglio ricostruttivo, di unaCOM_0005 coscienza politica che come fine ha il bene comune e non l’interesse personale.

Così, la critica di parte del gruppo dirigente della Confindustria all’ex Capo del Governo, ha destato stupore. Una parte della nostra imprenditoria, si è accorta che la competitività, passa attraverso la costruzione di relazioni che riconoscono l’altro, relazioni articolate nell’intento di raggiungere un obiettivo comune.

Sono imprenditori che vogliono difendere il prestigio del loro prodotto, che non temono la concorrenza a basso costo, certi che la differenza è nel prestigio del “made in Italy”. Per tutelare e far crescere tutto ciò, chiedono politiche economiche che incentivino la ricerca scientifica e la formazione professionale perché sono certi della necessità di recuperare qualità e professionalità.

Se analizziamo il discorso, tra un superiore ed un dipendente, nel caso in cui i risultati di un incarico non siano quelli attesi, capita spesso di rilevare come il tono sia aggressivo e le frasi pronunciate non abbiano nulla a che fare con l’oggetto del lavoro, SEN_0011ma diventino offese e vessazioni nei confronti del sottoposto.

Stili di comunicazione di questo tipo, ripetuti e continuati nel tempo non sono da stimolo per chi, pur volendosi sentire parte del gruppo, ne è, invece, progressivamente escluso, maturando senso di ostilità nei confronti dell’azienda. Le parole sono piccoli semi che germogliano e crescono nella nostra mente, guidano le nostre azioni e costruiscono la nostra realtà.

Non esistono parole buone o parole cattive, ma esistono espressioni migliori di altre, esistono modi diversi di comunicare, di gestire i conflitti e le situazioni di crisi, dalle quali possono derivare effetti positivi, nuove idee e nuove prospettive.

 

Sensazioni “Versate”

In questo spazio, le parole cadono in successioni, ombre metamorfiche di silenzioso passato.

Sono oltre il dolore che tace.

Non c’è orizzonte né solco in cui porre il seme.

Cade una pioggia bluastra.

Lampo di solita inerzia nel cielo, il tuo sguardo. Rassegnato.

Non abbiamo che la vita, costruita e disegnata in origami, dileggiata o nel cuore amata. I

l sogno ha perso la lotta.

Avido, lo insegue il destino.

Noi siamo lì. Fermi. Già attesa.

Marina Petrillo

 

 

Un’orgia d’anime bramose di sapere s’assembla unisona ignara del futuro e cerca, e scruta…e pensa a ciò che vede ma non sa capire.

Stravolgere concetti ed esserne coscienti cullarsi nel limbo tra saggi ed ignoranti, quale che sia la meta ignoto è il condottiero maestro è…il sol pensiero!

Il premio per ognuno sarà disconoscenza di propria identità, per esaltar l’essenza, essenza d’interiore, propria di noi altri che sesso si nasconde in atteggiamenti scaltri.

Credici amico mio, fallo con l’istinto che in questo mondo non puoi “vedere” tutto e quello che non vedi magari è anche più bello basta predisporsi di… buona volontà….e un corso Fattorello

Remo Diana

 

 

Sei tu, mio poeta, a percorrere Il lato sinistro del cuore.

Declini il senso ultimo in lenta scansione e non taciti i sensi.

Sferraglia il giorno in sconnesse aritmie.

Trafigge la luce meridiana, parola, già verbo.

Immota presenza in spazi di cielo, dondoli lo smarrito mio sguardo.

Anima di tutte le sillabe silenti, crocevia di lingue in acrobatica forma.

J’accuse tra infami menzogne

Sospeso Nelle tue mani Il vero.

Marina Petrillo

il Fatto-Rello n.2

Editoriale di GIUSEPPE RAGNETTI

Il secondo numero del Fatto-rello vede la luce a conclusione di un periodo particolarmente intenso di comunicazione elettorale in vista delle elezioni politiche dell’Aprile 2006. L’alluvione mediatica dalla quale, nostro malgrado, siamo stati travolti ha visto il trionfo dei più abusati ed intollerabili luoghi comuni.

Prof. Giuseppe Ragnetti

Prof. Giuseppe Ragnetti

Questi, ancora una volta, sono stati la conseguenza dell’insostenibile impostazione teorica d’oltre oceano per cui il mezzo sarebbe di per sé un valido ed efficace messaggio a prescindere dai contenuti da esso veicolati. La propaganda elettorale, prima, e le successive analisi dei risultati ottenuti hanno evidenziato, ancora una volta, la convinzione largamente diffusa dell’esistenza di uomini (in questo caso politici, figuriamoci!!!!) in grado di agire non tanto sulle opinioni di altri uomini, ma sui loro schemi mentali ed, in ultima analisi, sui loro comportamenti.

Dimenticano costoro che esiste una forte scissione tra opinioni ed atteggiamenti, da una parte, e comportamenti adottati nella vita reale. Più che mai, dobbiamo sentirci orgogliosi, noi fattorelliani, di appartenere alla nostra piccola istituzione culturale che ormai da decenni ha fatto chiarezza sull’impossibilità che attraverso i mezzi della comunicazione sociale si possano governare i comportamenti umani.

Nei prossimi mesi avremo modo di discutere nelle nostre aule del recuperato “miracolo” Berlusconi e dell’incompiuto “miracolo” Prodi. Lo faremo con il rigore scientifico che ci distingue da sempre e che ci consente di essere ancora dopo 60 anni la prima scuola legittimata a definirsi “la via italiana alla comunicazione”.

L’Istituto Fattorello alla conferenza dell’ AIERI

di FEDERICA CONSOLINI

L’istituto Francesco Fattorello è membro istituzionale dell’Associazione Internazionale per la ricerca nel campo dei media e della comunicazione (IAMCR/AIERI), fondata nel 1957 dall’Unesco, della quale il fondatore della scuola è stato vicepresidente per molti anni.

“Comunicazione e democrazia, prospettive per un nuovo mondo” il tema affrontato dalla IAMCR/AIERI a Porto Alegre

Lo scopo dell’associazione è quello di verificare, ogni due anni con un congresso, il lavoro di ricerca che i vari studiosi portano avanti. I settori di studio che l’Associazione abbraccia sono vari: studi sul pubblico, politiche e tecnologie comunicative, storia, comunicazione internazionale, media e sport, comunicazione politica, economia politica, psicologia e pubblica opinione, religione, cultura e media, ambiente e scienza. L’ultimo congresso si è tenuto dal 25 al 30 luglio 2004 a Porto Alegre in Brasile, presso l’università cattolica PUCRS di Rio Grande Do Sul, il tema che si è affrontato è stato il seguente: “Comunicazione e democrazia, prospettive per un nuovo mondo”.

Il nostro Istituto era presente nella figura del Prof. Giuseppe Ragnetti, accompagnato da Alessandra Romano e da Federica Consolini. L’argomento esposto dalla scuola è stato: “La tecnica sociale dell’informazione come alta espressione della libertà di opinione”. Il tema prescelto è stato affrontato dal Prof. Ragnetti mettendo in rilievo come lo studio dell’umanità abbia evidenziato, da sempre, l’importanza prioritaria attribuita da ogni sistema politico all’informazione e alla comunicazione.

La tecnica sociale dell’informazione come alta espressione della libertà di opinione” è stato il tema affrontato dal Prof. Ragnetti alla Conferenza mondiale in Brasile

L’obiettivo dichiarato è stato quello di permettere all’opinione pubblica di diventare voce di un popolo consapevole e responsabile; ma in realtà nessuna forma giuridica finora prodotta, ha consentito tale realizzazione.

Da sinistra: Federica Consolini, Giuseppe Ragnetti, Alessandra Romano

Da sinistra: Federica Consolini, Giuseppe Ragnetti, Alessandra Romano

 

Ora più che mai che i nuovi mezzi di comunicazione hanno portato ad una globalizzazione informatica, si rende indispensabile un approccio teorico che consenta lo studio e l’interpretazione del fenomeno ma soprattutto fornisca strumenti e metodologie operative coerenti agli obiettivi che si vogliono perseguire.

La metodologia fattorelliana crede e sostiene che ogni comunicazione vada studiata in base al soggetto coinvolto. Il recettore non può essere più un “target” – bersaglio passivo.

La tecnica sociale rappresenta una visione di incredibile modernità e sembra poter fornire una risposta adeguata alle crescenti esigenze di informazione e comunicazione, che connotano le società democratiche di oggi. Possiamo, quindi, affermare che la tecnica sociale è l’unica teoria italiana sull’informazione e sulla comunicazione formulata su basi scientifiche oltre che una costruzione metodologica profondamente radicata nella tradizione culturale europea.

Proprio basandosi sull’assunto che non possa esistere un’impostazione teorica sulla comunicazione, sempre valida ed applicabile a qualunque recettore, la metodologia fattorelliana crede e sostiene che ogni comunicazione vada studiata in base al soggetto coinvolto.

Il recettore non può essere più un “target”- bersaglio passivo, ma essendo un soggetto opinante è in grado di promuovere a sua volta, con pari dignità, la comunicazione, all’interno di una complessa dinamica sociale.

Il Prof. Giuseppe Ragnetti a Porto Alegre, Brasile

Il Prof. Giuseppe Ragnetti
a Porto Alegre, Brasile

Inoltre, la forza di polarizzazione sulla quale si base l’informazione pubblicistica si nutre dell’apporto di una teoria, quale la tecnica sociale, che ricerca l’adesione e quindi il consenso dei destinatari prima di tutto studiando l’acculturazione di ognuno e le attitudini sociali (intese come disponibilità ad accettare opinioni proposte sulla base della propria acculturazione).

Ancora una volta, dunque, il Fattorel-lo ha dimostrato di non essere più nell’ambito della persuasione occulta dell’impostazione anglosassone, che ha fatto leva sulla psiche dell’individuo, ma riconosce la dignità di ogni persona umana liberamente pensante e padrona della sua mente.

Questo è ciò che il Prof. Ragnetti ha ribadito nella sua conferenza a Porto Alegre quel 29 luglio 2004 davanti ad europei, africani, americani e sud-americani, tutti interessati e consci che nuovi grandi passi avanti in campo di comunicazione ancora non ne sono stati fatti a differenza, invece, delle teorie della sua scuola.

La tecnica sociale dell’Istituto Fattorello è sempre attuale e rappresenta, ad oggi, il punto di partenza di molte altre teorie internazionali, nate più tardi.

Sei in grado di informare e comunicare? La tecnica fattorelliana risponde…

di ELEONORA PICCI

La comunicazione ha sempre rappresentato, sin dalle epoche più remote, uno dei bisogni più reali e concreti degli uomini. Questi, attraverso la comunicazione, hanno creato, mantenuto o alterato l’ordine sociale e le loro relazioni mutando la propria identità. Nessun sistema sociale si sarebbe potuto creare senza la comunicazione, che ha reso possibile la realizzazione di qualsiasi attività.

Il comunicare implica una condivisione e consiste nel rendere partecipi gli altri di ciò che si possiede

A tal proposito in uno spazio di comunicazione quale il Fatto-rello, che vuole informare gli “addetti del settore”, non poteva mancare un’importante sezione dedicata interamente ai processi e ai meccanismi che sono alla base di ogni rapporto di comunicazione. Prima di andare a fondo in tali rapporti è necessario mettere in evidenza l’importante differenza, che pochi conoscono, esistente tra l’informare ed il comunicare.

Si tratta di due momenti inscindibili ma distinti del fenomeno di cui questa sezione del nostro bollettino si occupa. L’informare è semplicemente il “dar forma” all’oggetto che si vuole trasmettere, e rappresenta quindi il momento appena precedente alla trasmissione. Il comunicare invece implica una condivisione e consiste nel rendere partecipi gli altri di ciò che si possiede. Le teorie generali alle quali ci si riferisce per sostenere le tesi esposte, si basano sulle ricerche, approfondite e sempre attuali, del grande studioso di comunicazione Francesco Fattorello.

Da sessanta anni, la tecnica sociale da lui realizzata risulta la più valida, per dimostrare che tutte le componenti del processo di comunicazione hanno un proprio significato. Legata allo status sociale di ciascuno, la comunicazione è un elemento di un complesso sistema organico: cambiando quindi il contesto ed i mezzi in un processo di comunicazione, cambia anche l’efficacia di quest’ultima e la percettività dei suoi soggetti.

L’informare è semplicemente il “dar forma” all’oggetto che si vuole trasmettere

Le tecniche fattorelliane hanno rivoluzionato la maniera di intendere e fare informazione, basando tutto il processo della comunicazione su alcuni “termini chiave”, che costituiscono gli elementi insostituibili dell’impostazione teorica sostenuta dal Prof. Francesco Fattorello. Analizzando più da vicino i termini della tecnica sociale si può facilmente capire il successo delle teorie di questa piccola ma importante scuola di comunicazione di Roma, unica depositaria dell’eredità culturale fattorelliana.

Secondo la Tecnica Sociale, infatti, il fenomeno dell’informazione si concreta in uno speciale rapporto fra due termini principali:quello promotore e quello recettore. Il soggetto promotore (Sp) trasmette al soggetto recettore (Sr) la sua interpretazione (O) del fatto (X), che è il motivo per cui si attiva il rapporto di informazione attraverso il mezzo (M). Per comprendere a fondo il processo è possibile avvalersi della seguente formula ideografica:

X) Mezzo S Promotore S Recettore Opinione

Per ottenere il successo desiderato, l’adesione cioè del Sr alla formula di opinione proposta, tutto il processo di comunicazione dovrebbe ruotare intorno al soggetto recettore: studiarlo a fondo dunque per conoscere la sua acculturazione che determina le attitudini sociali in base alle quali si aderisce o meno alla proposta del Sp.

Quando si verifica una convergenza di interpretazioni tra Sp e Sr sull’interpretazione proposta dalla X), ne scaturisce l’auspicata adesione di opinione. Naturalmente il fenomeno qui analizzato, con i suoi vari elementi che lo compongono, è circoscritto e configurato in una formula ideografica che, pur rappresentando un punto iniziale ed uno finale, non si separa dall’incessante rinnovarsi ed articolarsi dei rapporti sociali, tramite i quali vive e si perpetua la società.

Pur avendo estratto il fenomeno dalla dinamica sociale, è importante sottolineare come questo possa vivere ed abbia senso solo nella realtà sociale. Il fenomeno dell’informazione è alimentato dall’articolarsi dei rapporti sociali nei quali la società si perpetua e si rinnova.

La corretta rappresentazione ideografica dovrebbe quindi essere la seguente: X) M M M SP SR-SP SP SR-SP SP SR-SP O O O Questo schema esplica come il processo di comunicazione attivi altri processi di comunicazione in cui un soggetto recettore diventa, a sua volta, soggetto promotore. Ognuno, dunque, può diventare fonte di informazione, motivo che giustifica l’importanza dell’acquisizione delle tecniche di comunicazione per ciascuno di noi.

Con la messa in atto di un processo di informazione hanno inizio le responsabilità sociali dell’informatore, il quale non dà solo dei ragguagli ma l’avvio a quella catena di rapporti d’informazione nel contesto sociale.

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L’impostazione della nostra Attività Formativa

di GIUSEPPE RAGNETTIIstituto Francesco Fattorello

Tra il caos delle Università, nel mare magnum di proposte di corsi, lauree brevi, seminari, master e scuole private ad altissimo livello, il nostro Istituto è in grado di fare da trait-de-union tra una scelta ben definita, quale può essere l’Università ed un approfondimento di tutte quelle materie che ruotano intorno al mondo della comunicazione.

La Scuola fondata nel 1947 dal Professore Francesco Fattorello giunge così al suo sessantesimo anno di attività. La finalità dell’Istituto, perfettamente in sintonia con il suo fondatore, è la preparazione ai “mestieri della comunicazione”. Materie fondamentali sono la Teoria della Tecnica Sociale dell’Informazione, le Scienze dell’opinione e tutte le discipline inerenti alle molteplici Tecniche della comunicazione.

L’ Istituto Fattorello è in grado di fare da trait-de-union tra una scelta ben definita, quale può essere l’Università ed un approfondimento di tutte quelle materie che ruotano intorno al mondo della comunicazione

L’Istituto che vanta un’esperienza pluridecennale organizza, inoltre, la sua attività di ricerca operando su due versanti fondamentali: quello scientifico per l’interpretazione del fenomeno dell’informazione e quello pratico finalizzato alla definizione di una tecnica dell’informazione come strumento metodologico fondamentale.

L’Istituto Fattorello costituisce in Italia il primo centro di approfondimento e di didattica per la preparazione degli operatori dell’informazione. L’Istituto ha sede in Roma e collabora a livello internazionale con i maggiori centri studi nell’ambito della comunicazione tra cui l’International Association for mass communication research, fondata nel 1957 a Parigi dall’UNESCO, di cui è membro istituzionale.

il Fatto-rello n.0

Editoriale di GIUSEPPE RAGNETTI

Il 2006 sarà il sessantesimo anno di insegnamento della Tecnica Sociale dell’Informa-zione all ‘Istituto “Francesco Fattorello”. Per l’occasione nasce il nuovo house organ “Il Fatto-rello”.

Tale pubblicazione realizzata all’interno dell’Istituto da docenti e studenti dello stesso, vuole essere una palestra di allenamento intellettuale, un luogo di ricerca e sperimentazione ma, soprattutto, uno spazio dove presentare l’originale impostazione teorica sui problemi dell’informazione e della comunicazione.

Ci auguriamo che tutti coloro che intendono avvicinarsi o approfondire i loro studi sulle dinamiche relazionali e comunicative all’interno della società, trovino sul “Fatto-rello” proficui spunti di confronto e di riflessione.

Prof. Giuseppe Ragnetti

Prof. Giuseppe Ragnetti, docente di TECNICA SOCIALE DELL’INFORMAZIONE: ANALISI SCIENTIFICA E METODOLOGICA all’ Università del Studi di Urbino “Carlo Bo”