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Roma, 18 aprile 1989
Convegno Nazionale di Studio promosso
da IPR e FERPI:
"La comunicazione in Italia
1945-1960"
- Francesco Fattorello -
il fenomeno dell'informazione:
analisi scientifica e metodologia
professionale
relazione a cura di Carlo
d’Aloisio
(atti pubblicati nel volume 4 della
collana “Politica della Comunicazione” -
Bulzoni Editore)
e, come
credo di poter interpretare, questo convegno nazionale di
studio è stato promosso con lo scopo essenziale di
conoscere e di analizzare ciò che di importante si
è determinato nel campo della
"comunicazione" nel contesto italiano tra gli
anni che vanno dal 1945 al 1960, con questo intervento
intendo produrre un contributo che ritengo, quanto meno,
particolare.
alla
lettura delle varie testimonianze, che si possono evincere
anche dall'incontro preliminare tenutosi lo scorso
novembre, certamente emerge un quadro ricco di esperienze
personali e professionali molto significative e di analisi
storicistiche altrettanto interessanti ed articolate.
ono tutti
elementi informativi che aiutano a comprendere come, in
quegli anni nel settore e in concomitanza con una notevole
serie di innovativi fenomeni sociali, si siano evolute e
sviluppate professioni anche nuove, così come
l'avvento di nuovi massmedia abbia contribuito a
determinare modificazioni radicali nelle abitudini e nei
costumi di vita.
a
testimonianza che intendo, però, proporvi si
riferisce ad uno studioso del fenomeno dell'informazione,
oggi in Italia non da tutti conosciuto, così come
ieri, sempre in Italia e soprattutto da una certa
"elite" ufficiale, non adeguatamente
"riconosciuto".
a sua
opera, tuttavia, a testimonianza dell'importanza
scientifica e culturale, è conosciuta e diffusa
nelle università e nelle sedi scientifiche estere
dove si studiano i fenomeni della "comunicazione"
o meglio, se mi si consente una puntualizzazione
terminologica, dell'"informazione".
uriosamente,
ma non nel senso di un'inopportuna sottolineatura
campanilistica, è un italiano e dà il nome -
lo avrete certamente compreso - all'Istituto di Pubblicismo
che qui mi onoro di rappresentare.
rancesco
Fattorello, scomparso da alcuni anni, rappresenta uno
straordinario patrimonio teorico, scientifico e didattico
maturato in 60 anni di attività e sviluppatosi, in
particolare, proprio nel periodo considerato dal convegno.
ià
oggi, un testo di riferimento come l'Enciclopedia Treccani,
citando l'Istituto Italiano di Pubblicismo fondato da
Fattorello, segnala le peculiari caratteristiche delle
attività interdisciplinari, finalizzate alla pratica
formazione professionale dei tecnici operanti nel settore
pubblicistico, sottolineandone l'ampiezza dei programmi
rispetto alle "semplici scuole di giornalismo e di
pubblicità".
l Prof.
Fattorello, dal 1936 ordinario di Storia del Giornalismo
presso la Facoltà di Scienze Politiche
dell'Università di Roma ed autore di una vasta serie
di saggi su studi letterari e sulla storiografia del
giornalismo italiano, fu, tra il 1939 e il 1942, promotore
e direttore de "Il Giornalismo", la prima (e
forse unica per finalità e omogeneità
culturale) rivista specializzata in problemi giornalistici.
attorello,
da ricercatore del fenomeno, proprio in quegli anni
maturava la consapevolezza che lo studio del
"giornalismo" non potesse essere ristretto in una
mera registrazione e analisi dei fatti storici.
a
"storia del giornalismo" non poteva identificarsi
con la storia degli eventi della società politica
puntualmente ripresi dai giornali, né poteva
apparentarsi alla storia letteraria; impostazione
romantica, quest'ultima, ereditata dal giornalismo di fine
secolo, ma che era ancora molto diffusa e per la quale
"il giornalismo" era considerato come una
sottospecie della "letteratura" ed i
"giornalisti", per tale motivo, una sottospecie
dei "letterati".
entre
era opinione diffusa ritenere che il giornalismo potesse
essere oggetto di storia, il Prof. Fattorello, che pur
proveniva da questa tesi, veniva maturando l'idea che non
si potesse scrivere la storia del giornalismo finché
non fosse chiaro quale in realtà fosse il suo
oggetto.
n
quegli anni, infatti, il "fenomeno giornalistico"
era confusamente vissuto da studiosi e addetti, ora come
un'arte, ora come una scienza, ora come una missione (e
purtroppo questi luoghi comuni sono tuttora molto diffusi,
come ad esempio la mitica tradizione del "giornalista
si nasce, non si diventa"), mentre nelle analisi di
Fattorello appariva sempre più come un fenomeno
legato ad un altro più importante, di cui non si
faceva menzione, e che pure era tutto nella vita della
società; quello dell'informazione.
egli
anni in cui cominciava a farsi strada anche in Italia la
sociologia, già affermatasi nel resto del mondo,
l'idea di Fattorello poté trovare terreno fecondo
grazie soprattutto all'incontro con Corrado Gini,
l'eminente sociologo e statistico, che fornì a
Fattorello la risposta ai suoi interrogativi sull'oggetto
della storia del giornalismo.
lla
luce di questa disciplina il "giornale" appariva
come uno strumento dell'informazione contingente e
perciò doveva essere studiato nel quadro di questa
prospettiva. Il "fenomeno giornalistico" non era
altro che l'esercizio dell'informazione tramite lo
strumento del "giornale"; esso non poteva essere
più oggetto soltanto della storia politica e della
storia letteraria.
a
qui, ora, ricominciava lo studio del Prof. Fattorello: la
sociologia consentiva non solo lo studio scientifico del
fenomeno sociale, ma soprattutto di far risaltare la
funzione del "giornale", nella dinamica della
vita sociale, sui fenomeni d'opinione.
o
studio della sociologia e gli accostamenti alla statistica
portarono Fattorello a confrontarsi anche con studiosi
stranieri, soprattutto con Stoetzel, per la sua teoria
dell'opinione, e con Dupréel.
o
sforzo teorico e culturale era quello di riuscire a
configurare scientificamente una disciplina che fosse in
grado di analizzare il fenomeno giornalistico, in
particolare, e quello dell' informazione, in generale, al
di là degli schemi rigidi e sacrali della
letteratura e dello storicismo.
er
questo, Fattorello fondò nel 1947, anche grazie al
particolare appoggio di Gini, allora Preside della
Facoltà di Scienze Statistiche
dell'Università di Roma, l'Istituto Italiano di
Pubblicismo, con il proposito di promuovere in Italia un
movimento di studi che avesse come oggetto non tanto il
giornalismo, ma il fenomeno sociale dell'informazione nelle
sue diverse applicazioni.
ello
stesso anno, non senza grandi difficoltà, Fattorello
riuscì ad istituire il "Corso Propedeutico alle
Professioni Pubblicistiche", il cui ordine degli studi
comprendeva l'analisi del fenomeno dell'informazione
articolato in una tecnica che ne individua i due principali
soggetti il promotore ed il recettore , la forma data
al contenuto, il mezzo; studio completato dal contributo
che alla comprensione del fenomeno arrecano la statistica
applicata ai sondaggi d'opinione, la legislazione
pubblicistica, la storia degli strumenti di comunicazione.
L'interpretazione e lo studio del fenomeno non dovevano,
tuttavia, essere fini a se stessi: con il "Corso di
Applicazione" nacque, così, la "Scuola di
Tecniche Sociali dell'Informazione" che prima in
Italia conferiva un titolo di qualificazione per
l'esercizio delle professioni pubblicistiche.
'istituto
, dunque, si proponeva due finalità: una
scientifica, che presupponeva l'interpretazione sociologica
del fenomeno dell'informazione; l'altra pratica,
finalizzata alla definizione di una Tecnica
dell'Informazione come strumento metodologico fondamentale,
uguale per le diverse discipline pubblicistiche, quali il
giornalismo, la propaganda ideologica, la
pubblicità, le c.d. relazioni pubbliche, ecc.,
sostenendo e dimostrando, cioè, che come esiste una
tecnica industriale per lavorare sulle cose, così
esiste una tecnica per agire sulle opinioni degli uomini,
che consente, una volta individuata, di essere applicata in
ogni attività sociale.
econdo
l'analisi di questa tecnica, la dinamica della vita
collettiva si concreta in rapporti sociali che
costituiscono la trama del tessuto sociale; questi rapporti
sono messi in moto dall'iniziativa dei soggetti promotori e
si articolano attraverso i mezzi utilizzabili, siano essi
naturali o artificiali; tali rapporti di informazione si
sviluppano nel rispetto di determinate leggi e di una
tecnica che l'uomo pratica se ne è consapevole, ma
nei termini della quale è costretto ad operare anche
se per avventura la ignora.
'uomo,
perciò, non comunica, cioè non trasmette come
una macchina l'oggetto dell'informazione, ma trasmette
tramite il mezzo la forma nella quale ha configurato per
sé e per gli altri l'oggetto che ha percepito.
'uomo
come essere intelligente è dotato della
facoltà di percepire e poi di configurare ciò
che ha percepito e quindi di predisporre la trasmissione ad
altri di questa rappresentazione.
a
trasmissione avviene con uno scopo ben preciso: quello di
ottenere da parte del soggetto recettore da
considerare sempre come un soggetto opinante
un'adesione di opinione alla formula proposta.
uesta
formula, proprio per le intenzioni del promotore, ma anche
al di là di tali intenzioni, può essere
più o meno rappresentativa dell'oggetto del rapporto
di informazione, può anche divergere in tutto o in
parte; comunque non ci potrà mai essere
identificazione totale tra l'oggetto dell'informazione, la
rappresentazione del medesimo proposta dal promotore e
l'interpretazione da parte del recettore.
'
questa una delle caratteristiche fondamentali del rapporto
di informazione; molte altre, come, ad esempio,
l'inesistenza dell'obiettività o la distinzione tra
l'informazione contingente e quella non contingente, non
possono, per rispetto agli evidenti problemi di tempo,
essere rappresentate in questa sede.
'altra
parte, la straordinaria modernità di questa
concezione è recentemente testimoniata dalla
riflessione e dalla conseguente evoluzione che sta
coinvolgendo, in particolare, la stampa periodica americana
(ma non solo quella): non più la stereotipata
formula dei fatti obiettivi separati dalle opinioni, ma
sempre più diffusa la consapevolezza che è il
"tasso di opinione" (più o meno
accentuato) a caratterizzare (più o meno
marcatamente) i processi informativi.
'opera
di Fattorello, nel decennio 1947/57, fu rivolta allo
sviluppo ed alla diffusione di questi studi e delle loro
applicazioni; tra le altre, attivò iniziative come:
-- la pubblicazione semestrale della
collana "Saggi e Studi di Pubblicistica"
(iniziata nel 1953 e annoverata tra i periodici di alto
valore culturale), i cui contenuti documentavano in
concreto l'applicazione di questa tecnica ed offrivano
materia di consultazione sulle professioni pubblicistiche;
-- la pubblicazione mensile, dal 1957,
del bollettino "Notizie e Commenti"
sull'informazione dell'attualità;
-- l'istituzione del "Centro
Nazionale di Studi sull'Informazione", creato d'intesa
con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel quadro
delle attività internazionali promosse dall'UNESCO.
attorello,
comunque, nel dicembre del 1959, a coronamento di queste
sue nuove ricerche, pubblica la teoria sociale
dell'informazione (che aveva già esposta per la
prima volta l'anno precedente all'Università di
Strasburgo) nel libro "Introduzione alla Tecnica
Sociale dell'Informazione": questo testo avrà
numerose riedizioni e sarà tradotto in più
lingue anche per essere adottato in diverse
università straniere.
e
gli anni '50 furono anni di riflessione e segnarono per
Fattorello il coronamento dei suoi sforzi con
l'elaborazione della teoria dell'informazione, gli anni '60
furono, invece, ricchi di scambi e di affermazioni
scientifiche in campo internazionale.
estimonianza
dei proficui scambi intrapresi non sono soltanto le lezioni
ed i corsi tenuti da Fattorello in numerose
università estere, ma anche la partecipazione che
eminenti studiosi di tutto il mondo vollero dare ai corsi
da lui organizzati presso la Facoltà di Scienze
Statistiche di Roma.
a
"Teoria della Tecnica Sociale dell'Informazione"
rappresenta, dunque, il contributo per un'interpretazione
non solo storicistica del fenomeno
"comunicazione", ma soprattutto una proposta
chiara, non ideologica né stereotipata, uno
strumento di conoscenza attinente alle scienze sociali,
culturalmente aperto al confronto.
a
Dott.ssa Rosario de Summers, rappresentante permanente alle
Nazioni Unite della Commissione Economica per l'America
Latina (con l'incarico di coordinare i rapporti con i
massmedia di tutto il mondo), intervenendo quest'anno
all'inaugurazione dei Corsi della Scuola di Metodologia
dell'Informazione che per il 42° anno consecutivo
danno continuità all'impostazione intrapresa da
Fattorello ha inteso sottolineare proprio come, nel
contesto internazionale, la conoscenza e l'uso delle
tecniche sociali stia acquisendo sempre più valenza
di fondamentale utilità pratica e metodologica per
tutti coloro che, come noi, si occupano quotidianamente di
questi problemi.
er
concludere, credo di poter sottolineare come questa
occasione possa rappresentare, non solo una sede opportuna
per fare onore all'attività scientifica di
Fattorello, ma anche un significativo arricchimento agli
interessanti contenuti di conoscenza maturati grazie a
questo convegno.
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